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«Il mercato dei corporate è solido»

di Corrado Poggi

«La volatilità di queste ultime settimane e l'incertezza legata all'evoluzione della crisi greca stanno determinando un riprezzamento complessivo del rischio ma nel complesso l'outlook per il mercato dei corporate bond rimane positivo perché i fondamentali delle aziende sono generalmente molto solidi». Steven Isaacs, gestore del fondo M&G European Corporate Bond, con asset per oltre 1 miliardo di euro, non vede un cambio di marcia per il mercato del credito dopo il deciso rallentamento delle emissioni registrato in giugno. «È chiaro che la situazione della Grecia ha tolto visibilità per qualche giorno soprattutto quando si è iniziato a parlare di possibili ipotesi di default o di ristrutturazione del debito – spiega Isaacs – ma riteniamo che l'Europa riuscirà alla fine a trovare un accordo per salvare la Grecia o quantomeno concederle altro tempo per risolvere i suoi problemi».

Se dal piano macroeconomico si scende tuttavia a quello delle imprese, la situazione è nettamente migliore rispetto ai momenti a dodici mesi fa. «La maggior parte di loro – continua il gestore – ha risanato i bilanci, tagliato i costi, ridotto le esposizioni debitorie e approfittato di tassi di interesse bassissimi per fare il pieno di finanziamenti a lungo termine. Inoltre la ripresa è in atto e a nostro avviso destinata a durare sebbene in questo momento si stia registrando una frenata che è dovuta a molteplici fattori, la maggior parte dei quali di natura contingente come la crescita dei prezzi delle commodities». Anche per la seconda metà dell'anno Isaacs vede dunque una continua crescita degli utili che si tradurrà in un miglioramento del cash flow e un ulteriore rafforzamento dei bilanci. «È possibile che a fronte di un clima di maggiore nervosismo si assista a uno spostamento verso asset di maggiore qualità – continua – ma si tratterà soprattutto di un aspetto psicologico perché i numeri dicono che i tassi di default aziendale sono bassissimi e rimarranno tali anche nella seconda metà dell'anno. In un certo senso anzi si può dire che gli investitori vengano sovracompensati per investire in asset che nella realtà hanno un profilo di rischio molto basso vista la scarsissima incidenza dei default».

A livello di strategie operative, Isaacs ha ridotto al massimo l'esposizione verso i bond dei Paesi periferici, sia sovrani che corporate, eliminando del tutto ogni holding di titoli irlandesi e abbassando allo 0,3% quelli di Grecia e Portogallo. La maggiore quota, come naturale, va alle imprese inglesi le cui emissioni rappresentano il 22% degli asset complessivi del fondo mentre le aziende americane, attraverso i titoli emessi dalle filiali europee, contribuiscono per il 13,5%. A livello continentale fanno la parte del leone l'Olanda, con l'11%, e la Germania, con il 6%, mentre le imprese di Spagna e Lussemburgo sono presenti nella misura del 4,9%. Poco al di sotto l'Italia che incide per il 3,6% del totale. «Abbiamo in portafoglio titoli a 2 anni di Telecom Italia – conclude Isaacs – ma anche obbligazioni di Wind che a nostro parere è un'azienda ben gestita. E fino a pochi giorni fa avevamo anche un'esposizione a titoli di Intesa Sanpaolo e UniCredit ma ora, per ragioni tattiche, abbiamo ridotto nel complesso l'esposizione al comparto bancario».

 

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