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Il mercato crede a Unipol-UnipolSai

Il titolo Unipol ha chiuso le contrattazioni di ieri in rialzo del 5,36% a 3,77 euro. Il mercato ha sostenuto le quotazioni della holding spinto dalla “suggestione” che a stretto giro possa essere messo nero su bianco un piano per il taglio della catena di controllo con l’integrazione di UnipolSai nella casa madre. Una suggestione nata sulla scorta di indizi ben precisi. Il primo chiama in causa le ultime mosse di Unipol Gruppo sulla compagnia. Da recenti internal dealing risulta infatti che la società ha acquistato circa 56,5 milioni di titoli di UnipolSai mettendo sul piatto poco più di 107 milioni di euro. Le azioni sono state rilevate nei mesi di febbraio e marzo e hanno permesso alla società di arrotondare la partecipazione di circa un 2% che ha portato Unipol a detenere quasi il 63% del gruppo assicurativo. Un’operazione che Piazza Affari ha letto come una sorta di mossa anti-diluitiva in vista di una possibile aggregazione.
La fusione, come è noto, non sembra più essere un tabù a Bologna. Tanto che qualche tempo il ceo Carlo Cimbri ha aperto all’ipotesi di un riassetto. Nel farlo, però, il manager aveva anche sottolineato che il dossier sarebbe diventato d’attualità solo nel momento in cui Unipol fosse riuscita a cedere Unipol Banca. Tema, quest’ultimo, attorno al quale Piazza Affari ha speculato parecchio negli ultimi giorni. E ciò per diverse ragioni.
Continua pagina 27 Laura GalvagniContinua da pagina 23 La prima è legata al fatto che, come riportato da Il Sole 24 Ore del 10 aprile, Unipol avrebbe in programma di entrare in Bper con una quota compresa tra il 2 e il 5% del capitale. Un progetto che, è convinto il mercato, potrebbe agevolare la sistemazione dell’asset bancario. In merito ai possibili accordi con Unipol è intervenuto lo stesso amministratore delegato della Popolare dell’Emilia Romagna, Alessandro Vandelli, che all’assembla di approvazione del bilancio tenuta sabato 16 aprile ha dichiarato: «È normale che ci siano contatti, con Unipol siamo soci da oltre sette anni nell’ambito assicurativo in Arca Vita, per cui siamo pronti a una riflessione in proposito».
Gli operatori, dunque, si sono subito chiesti se il confronto verterà esclusivamente sulla partnership di bancassicurazione oppure se chiamerà in causa l’asset più caldo, ossia Unipol Banca: «L’intesa potrebbe aiutare Unipol a trovare una soluzione per l’istituto aprendo poi le porte a un eventuale collasso della catena UnipolSai-Unipol», ha commentato a Radiocor-Plus un analista.
Di qui, la decisione degli operatori di posizionarsi a monte della catena di controllo spingendo in alto di oltre il 5% le quotazioni della capogruppo: la controllata UnipolSai ha chiuso invece in progresso dell’1,59% a 2,04 euro.
Una performance, peraltro, registrata in una seduta assai particolare per il gruppo assicurativo. La stampa ha dato conto dell’intenzione della compagnia di chiedere il ritiro del rating a Standard & Poor’s. Le voci hanno poi trovato conferma nella serata di ieri. Dopo Generali, dunque, anche il gruppo di Bologna ha deciso di non affidarsi più per il giudizio del proprio profilo di credito alla principale agenzia su piazza. Lo ha fatto, come spiega una nota, come esito di «un’attenta analisi» che si è basata principalmente «sulla non condivisibilità per l’acritico e rigido utilizzo di modelli valutativi e per l’applicazione meccanica di alcuni criteri metodologici come la limitazione del rating di UnipolSai Assicurazioni al livello del rating sovrano». Di fatto, è quel che si percepisce, tali approcci avrebbero impedito che i risultati conseguiti dal gruppo Unipol nel corso del piano industriale 2013 – 2015 potessero essere riflessi nella valutazione. Unipol Gruppo e UnipolSai continueranno ad essere valutati dalle agenzie di rating Fitch, Moody’s, Am Best e Dagong Europe.
S&P, dal canto suo, ha attribuito a UnipolSai un giudizio BBB- e a Unipol BB. Valutazione poi ritirata. Il rating del gruppo assicurativo, come evidente, è allineato a quello dell’Italia. Lo è, ritiene l’agenzia, per una serie di motivi. Prima di tutto perché l’80% degli asset gestiti dalla società sono italiani. Ma non solo. S&P ha valutato “soddisfacenti” i risultati raggiunti dall’azienda nel 2015 ma non li considera particolarmente brillanti, complice un Roe di poco inferiore al 10%. La redditività, è il pensiero dell’agenzia, è dunque buona ma non straordinaria. Inoltre S&P continua a ritenere che il portafoglio ex FondiariaSai, nonostante i progressi, sia ancora sottoriservato, e che l’azienda, per prassi, distribuisca cedole particolarmente rotonde. Il che non andrebbe a beneficio del capitale.

Laura Galvagni

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