Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il mercato approva il riassetto Saipem

La sfida, messa nero su bianco dai vertici di Saipem, nel piano strategico 2016-2019, è delle più ambiziose. Anche perché la società promette di rimettere definitivamente in sesto business e conti alzando sia i ricavi (che supereranno i 12 miliardi a fine piano) sia l’asticella dell’Ebit già nel prossimo biennio, per arrivare a più di 900 milioni entro il 2019, quando anche l’indebitamento sarà ridotto in modo significativo per scendere sotto il miliardo nel 2017 e raggiungere progressivamente la neutralità di cassa. Anche grazie a un’ulteriore stretta sulla “macchina”, che consentirà di generare risparmi cumulati per 1,5 miliardi di euro (200 milioni in più di quanto annunciato con la semestrale), e a nuove opportunità di dismissione, stimate «in alcune centinaia di milioni di euro», a cominciare dalle dalle unità Fpso (le navi di produzione galleggianti), per le quali c’è già un mandato formale a una banca. Una svolta tutta imperniata attorno alla rifocalizzazione sul core business, alla riduzione del rischio e all’ottimizzazione dei costi, che potrebbe consentire, ma il condizionale è d’obbligo, di tornare a staccare un dividendo nel 2017, se tutte le tessere andranno al loro posto.
Continua pagina 32 Celestina DominelliLONDRA
Continua da pagina 31 Eccola la nuova Saipem, che cambia volto già dal logo, svelata ieri dal numero uno Stefano Cao, dal presidente Paolo Andrea Colombo, dal cfo Alberto Chiarini e dal coo Giuseppe Caselli. «È un esempio di campione italiano, riconosciuta nel mondo per le sue capacità», esordisce l’ad davanti a investitori e analisti. «L’obiettivo – chiarisce – è ricostruire l’orgoglio in Saipem e mettere alle spalle i problemi che hanno minato la nostra storica forza». Avendo adesso anche un’arma in più, ossia la solidità finanziaria assicurata dalla maxi-manovra da 8,2 miliardi, tra aumento di capitale e rifinanziamento, che le permetterà di muoversi «da giocatore attivo» in uno scenario sempre più competitivo, come ribadisce anche il presidente Paolo Andrea Colombo, garante del cruciale cambio di passo nella governance resa ora assai rigorosa dopo le traversie passate.
Fsi ed Eni, dal canto loro, brindano alla cessione. «È una bella operazione», dice l’ad di Cassa, Fabio Gallia. E anche l’ormai ex controllante e il suo ad, Claudio Descalzi, che questo deconsolidamento l’ha pensato e condotto a traguardo, si mostrano soddisfatti. «È stata portata a termine un’operazione che si è dichiarata strategica ed è stata fatta in un momento di grande volatilità, di prezzi bassi e di mercato difficile – spiega il numero uno di Eni al Sole 24 Ore–. Abbiamo liberato 5,4 miliardi dal nostro debito, abbiamo abbassato di 8 punti percentuali il leverage e abbiamo dato più stabilità al nostro balance sheet. E ora abbiamo delle disponibilità che possiamo utilizzare per sviluppare le risorse trovate. Per complessità e per momento, questa operazione è estremamente importante e siamo contenti del fatto che tutti abbiano compreso la nostra strategia e che il messaggio sia passato benissimo». Lo dice l’ad con un occhio alla Borsa e uno ai report degli analisti compatti nel giudicare positivamente la mossa di Eni. E ora che succede? Descalzi non si sbottona. «Noi abbiamo un ulteriore 12,5% vincolato per tre anni in virtù del patto parasociale siglato con Fsi (che sancisce altresì anche la presentazione di una lista congiunta per il cda, con i vertici nominati insieme da entrambi, ndr), e un altro 18%, cioè un 30% in mano. Crediamo che Saipem abbia grandi possibilità di crescita e noi abbiamo una risorsa importante che può darci ritorni significativi. Sappiamo di disporre di un asset che possiamo liberare gradualmente rispettando Saipem che ci può dare ritorni, ma non c’è alcuna fretta», ribadisce Descalzi. E, se quindi un ulteriore ridimensionamento ci sarà, è chiaro che esso dipenderà da due condizioni: che il mercato migliori e che Saipem risalga definitivamente la china in modo da attirare nuovo interesse. «Saipem ha bisogno di investitori istituzionali di lungo termine, come il Fondo, che l’accompagnino per un lungo tragitto – chiarisce Descalzi -. È importante per se stessa e anche per il mercato che ha bisogno di certezze».
Quello stesso mercato che, almeno a giudicare dall’exploit di ieri a Piazza Affari (+10,89%), sembra crederci. Confortato dalla direzione chiara impresa al business, dal ripensamento della governance e dalle opportunità (36 miliardi di euro in giro per i continenti), che la nuova Saipem, più snella e più efficiente, potrebbe cogliere, forte anche del riassetto appena varato e del sostegno delle banche. Queste ultime hanno assicurato margini bassissimi per il finanziamento da 4,7 miliardi segno che anche gli istituti hanno fiducia nella società. Il test bancario, dunque, è stato superato, come pure quello delle agenzie di rating, che hanno per ora assegnato un rating provvisorio di investment grade. Il verdetto sarà definitivo a valle del riassetto, nel 2016. Per allora, con molta probabilità nel secondo quarter, Saipem potrebbe anche decidere di bussare alla porta del mercato per cominciare a rimborsare con un’emissione parte degli 1,6 miliardi di bridge to bond su cui è costruito il rifinanziamento. E se il buongiorno si vede dal mattino -, ieri, come detto, l’azienda ha fatto un balzo in Borsa dopo diverse sospensioni in asta di volatilità -, la strada futura forse non è poi così disagevole.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa