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Il megatrend non teme il futuro

Come andranno gli utili trimestrali dei big It? Quali decisioni assumerà la Fed nelle prossime settimane? Domande come queste sono la norma tra gli addetti ai lavori, così come tra i piccoli investitori in ambito finanziario. Tuttavia, seguendo questo approccio, il rischio di fare i conti con la volatilità è elevato, una condizione che non tutti i risparmiatori sono in grado di reggere. Ecco perché sta prendendo piede l’approccio agli investimenti focalizzato sui megatrend, vale a dire quei processi destinati a mutare nei decenni a venire il modo di vivere. Con ricadute strutturali anche sul mondo dell’economia e della finanza. Una strategia per cassettisti puri, che può risultare valida per quella parte di portafoglio destinata a un lungo parcheggio.

La carta della diversificazioni. La sfida più importante con la quale ci troveremo a fare i conti nei prossimi decenni sarà relativa all’aumento della popolazione mondiale (soprattutto quella residente nei grandi centri urbani), conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita nei paesi emergenti. Serviranno più acqua e cibo, maggiore attenzione nell’impiego delle risorse naturali, nuove modalità di trasporto. Temi ben presenti a Credit Suisse, che propone il Solutions (Lux) Megatrends, fondo (spesa totale del 2,20% annuo con soglia d’ingresso al massimo del 3%), che investe prevalentemente in azioni (circa 60 titoli) puntando su tematiche come il mondo multipolare, la demografia e la sostenibilità. Gli Stati Uniti occupano oltre un terzo del portafoglio, il doppio rispetto all’area euro, mentre tra i titoli il più pesante è Pictet Water, davanti a Medtronics e Biomarin Pharmaceutical.

Il tema delle infrastrutture. Tra i settori che saranno interessati dai cambiamenti «millenari» ci sarà sicuramente il campo dei trasporti, che per alcuni analisti è addirittura da considerare come una asset class autonoma per le caratteristiche peculiari dell’investimento. L’Ocse ha stimato che solo nei prossimi 15 anni verranno messi in campo circa 1.500 miliardi di euro l’anno per finanziare la realizzazione o la manutenzione di infrastrutture a livello mondiale, in vista di un aumento della popolazione mondiale nell’ordine del 20% da qui al 2040. Considerate le difficoltà di bilancio che caratterizzano molte economie avanzate, solo una piccola parte dei fondi necessari arriverà dalle casse pubbliche, mentre tutto il resto sarà preso in carico dai privati o da grandi investitori istituzionali come fondi di private equity, casse professionali e società miste pubblico-privato, che investono con un’ottica di lunghissimo periodo. Senza dimenticare il contributo dei fondi sovrani (molto numerosi soprattutto in Medio Oriente), che impiegano il surplus commerciale generato dalla vendita di petrolio per effettuare investimenti in Occidente. I veicoli di investimento fin qui visti sono comunque appannaggio dei soli grandi investitori, dato che prevedono soglie d’ingresso particolarmente elevate. Ai piccoli non resta che affidarsi a fondi comuni ed Etf tematici. Come il db x-trackers S&P Global Infrastructure, che ha un costo annuo di gestione dello 0,60% e ha un portafoglio distribuito su una settantina di società presenti in tutti il mondo che rappresentano l’universo delle infrastrutture quotate. Per creare un’esposizione diversificata nel mercato globale delle infrastrutture quotate, l’Indice ha distribuito le ponderazioni in tre rami del mercato delle infrastrutture: servizi pubblici, trasporti ed energia. Da segnalare anche il clone finanziario iShares Ftse/Macquarie Global Infrastructure 100 (rappresentativo delle prime cento società occidentali e dei paesi emergenti attive nel comparto delle infrastrutture), che ha un total expense ratio dello 0,65% annuo e il fondo Aberdeen Global Emerging Markets Infrastructure Equity. Quest’ultimo punta soprattutto sulle potenzialità di crescita delle aziende attive nel settore nei mercati emergenti e, a differenza degli Etf, punta su una gestione attiva del portafoglio, cosa che spiega il costo di gestione più elevato.

Attenzione per le risorse naturali. L’aumento della popolazione mondiale imporrà anche un’attenzione supplementare all’utilizzo delle risorse naturali. In questo filone si inserisce, tra gli altri, il fondo Dws Invest Global Agribusiness (costo totale dell’1,61% annuo), che investe almeno il 70% del valore dell’attivo in azioni, certificati azionari, obbligazioni convertibili, obbligazioni con diritto d’opzione, azioni di holding e warrant su valori mobiliari emessi da emittenti nazionali e stranieri che concentrano le proprie attività commerciali sul settore agroindustriale. Queste imprese svolgono le loro attività commerciali in uno dei numerosi livelli della catena alimentare. A livello geografico, la maggiore esposizione è sugli Stati Uniti, seguiti da Europa occidentale e Canada, mentre tra i settori le materie prime svettano davanti ai beni di consumo difensivi.

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