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Il «mea culpa» di General Motors. Mary Barra: successe cose orribili

NEW YORK — «Qualcosa da noi ha funzionato tremendamente male: sono successe cose orribili». Non capita spesso di sentire ammissioni simili da parte di un capoazienda. La sorpresa è ancora maggiore se a parlare è l’amministratore delegato della maggiore industria automobilistica americana. Mary Barra – al vertice della General Motors da soli due mesi ma forte di 33 anni di esperienza negli stabilimenti e negli uffici del gruppo di Detroit — non ha parlato a cuor leggero. La Barra sta cercando di fare pulizia e di correre ai ripari, riconquistando la fiducia dei clienti, dopo che sono emersi non solo gravi difetti in alcuni veicoli, ma, soprattutto, gravissime negligenze nel denunciarli.
La Barra l’altra sera ha anche annunciato la decisione della General Motors di ritirare, per revisionarli e modificarli, un milione e 700 mila veicoli difettosi: auto e furgoni con “airbag” che non si aprivano al momento dell’urto. Questi ritiri si aggiungono agli altri (1, 6 milioni di veicoli) decisi a febbraio. Altri veicoli sono stati ritirati per un malfunzionamento delle cinture di sicurezza. In poche settimane, la GM ha deciso di richiamare ben 3,3 milioni di vetture, nella maggior parte dei casi veicoli vecchi con difetti spesso noti da molti anni alla General Motors. La domanda, ovviamente, è perché non si è agito prima, anche perché questi difetti sono stati causa di incidenti che hanno provocato molte vittime. Da quando il caso è esploso, sono partite le indagini giudiziarie e quelle del Congresso. Tutti vogliono sapere perché a Detroit non si è agito tempestivamente quando sono emersi i problemi. E sotto tiro ci sono anche gli enti federali di controllo. Altre volte la GM aveva fatto muro, negando agli avvocati delle controparti i dati in suo possesso su incidenti simili: opponeva il segreto industriale. Ma già nel settembre scorso, prima dell’insediamento della Barra, il gruppo aveva dimostrato la volontà di cambiare rotta. E la stessa Barra corre ai ripari: oltre ad avviare l’operazione trasparenza, ha stanziato 300 milioni di dollari per coprire i maggiori costi dovuti ai ritiri dei veicoli, ha destinato 50 dipendenti GM a un “call center” dedicato a rispondere ai clienti che, avendo uno dei veicoli a rischio di malfunzionamento, chiamano per avere chiarimenti. E, ieri, ha anche istituto una figura nuova al vertice di GM: il vicepresidente responsabile della sicurezza. Basterà tutto questo per correggere gli errori e per ripristinare la fiducia degli automobilisti e degli investitori? Difficile dire. Anche se lontana dai massimi (41 dollari) di fine 2013, l’azione GM negli ultimi due giorni ha recuperatori a oltre 34,5 dollari dopo essere scivolata a quota 34. Ma il calvario della Barra sarà lungo: le indagini della magistratura e del Congresso, tra udienze e “hearing” pubblici, non gioveranno certo .

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