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Il «margine» positivo esclude le penalizzazioni

Imprese agricole fuori dalla disciplina degli enti non operativi. La bozza di provvedimento delle Entrate sulle nuove cause di esonero per le società di comodo introduce numerose situazioni in cui è possibile disapplicare il test delle perdite: salve le holding e le società che evidenziano un margine operativo lordo positivo. In vista della scadenza per il versamento degli acconti, l’agenzia delle Entrate sta ultimando il provvedimento sulle nuove cause di disapplicazione delle disposizioni sulle società di comodo per perdite triennali (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). La norma, che dal 2012 estende le regole degli enti non operativi alle società che nel triennio precedente hanno dichiarato una perdita fiscale (ovvero due volte una perdita e una volta un reddito inferiore al minimo), stabilisce che mantengono validità le cause di esclusione già previste dalla legge, comprese quelle individuate dalle Entrate. Il nuovo provvedimento ripropone, adattandole, alcune ipotesi già presenti in quello del 14 febbraio 2008 valido per il test dei ricavi.
Oltre alle società in liquidazione che si impegnano a cancellarsi entro il 30 settembre successivo, vengono esonerate dalla disciplina delle perdite sistematiche le holding che, in almeno uno dei tre esercizi, hanno posseduto partecipazioni, iscritte nelle immobilizzazioni, riconducibili a società non in perdita triennale, oppure escluse dalla disciplina anche mediante interpello. La disapplicazione per le holding richiede che non dispongano di altre attività diverse da quelle strettamente funzionali alla partecipazione. Il test delle perdite non si applica inoltre alle società che, in uno dei tre anni, hanno realizzato un margine operativo (al lordo di ammortamenti e svalutazioni) positivo. Usciranno così dalla stretta le immobiliari di costruzione che, in assenza di ricavi, chiudono in perdita fiscale per la deduzione degli oneri finanziari; per tali società, la differenza tra valore e costi della produzione è infatti generalmente positiva (le rimanenze si incrementano anche degli oneri finanziari), ma il risultato fiscale è sotto zero per la deduzione di interessi e spese generali. La perdita non rileva, precisa ancora il provvedimento, per la parte generata da proventi esenti (ad esempio plusvalenze Pex) o esclusi (ad esempio il 95% dei dividendi incassati). Fuori dal test delle perdite (e, a partire dal 2012, anche da quello dei ricavi), le imprese che svolgono attività agricola e la cui ragione sociale contenga l’indicazione di società agricola (decreto legislativo 99/2004). Disciplina inapplicabile anche per le società congrue e coerenti in almeno un esercizio del triennio e per quelle interessate da provvedimenti di sospensione dei termini tributari in presenza di calamità (il caso riguarderà anche gli enti con sede nei comuni colpiti dal sisma del 20 maggio scorso). Previsto, infine, un esonero ai tempi supplementari: esce infatti dalla norma chi è in perdita per tre anni, ma nel quarto dichiara un reddito almeno pari al minimo. Il provvedimento non richiama le cause di esclusione indicate direttamente dalla legge, ma è da ritenere che esse siano comunque utilizzabili anche per il test delle perdite.

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