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Il marchio Brasile è al top

Gli investitori internazionali preferiscono il Brasile. La diffusione dell’hi-tech, il clima generale degli investimenti e l’attitudine al business sono i fattori che contribuiscono alla buona reputazione del Paese, permettendogli di piazzarsi al primo posto tra tutti i mercati dell’America Latina. Il dato emerge dal Country brand Index 2013 elaborato da Futurebrand: un indice che misura la percezione del pubblico internazionale nei confronti dell’America centro-meridionale.La società di marketing ha condotto un’indagine quantitativa e qualitativa su un campione di 2.000 individui di età compresa tra 21 e 65 anni e provenienti da 15 Paesi diversi. Caratteristica comune: tutti viaggiano spesso in America Latina e si sono formati un’opinione approfondita sui diversi aspetti della vita e dell’economia locali. Si è arrivati così a stilare una top 10 degli Stati con la migliore brand reputation in cinque diverse macro-aree: turismo, sistema di valori, qualità della vita, patrimonio e cultura, propensione al business.
Nella classifica generale, dopo il Brasile, si trovano l’Argentina e il Costa Rica. Ma se si isolano esclusivamente i fattori economici, l’ordine della Top 10 cambia. Il mercato brasiliano resta sempre al primo posto, nonostante una penuria di manodopera qualificata. Al secondo posto c’è il Cile, percepito come un’oasi di sicurezza e tranquillità in una regione altrimenti caratterizzata da un’elevata instabilità politica e normativa. Fare affari in Cile è reso semplice anche dalla diffusione delle tecnologie avanzate e dall’ampia disponibilità di professionisti specializzati sul mercato del lavoro. Non a caso, il Paese gode di 22 accordi commerciali con 60 Paesi diversi.
Al terzo posto per business brand reputation c’è l’Uruguay. Il Paese si distingue per un contesto regolatorio tra i più stabili dell’America latina e, ancora una volta, per la disponibilità di professionisti altamente qualificati: condizioni indispensabili perché gli operatori internazionali possano stabilire partnership, investire in aziende locali, aprire sedi nel Paese o avviare altri rapporti di business.
Ci sono poi dei Paesi che spiccano per la cattiva reputazione internazionale. Il Messico si rivela un gigante dai piedi d’argilla, almeno a giudicare dai giudizi del campione intervistato: è al settimo posto su dieci nel ranking per attitudine al business, all’ottavo per diffusione dell’hi-tech, al sesto per clima degli investimenti e all’ottavo per il quadro normativo. Una posizione geografica commercialmente vantaggiosa e una buona disponibilità di risorse naturali non bastano a compensare la presenza del crimine organizzato, il peso del narcotraffico sull’economia locale, la diffusione della corruzione anche a livello istituzionale e il clima di costante incertezza politico-legale nel Paese.La business reputation, infine, penalizza la Colombia e il Perù(Paesi che invece oggi la maggioranza degli analisti reputano tra i più promettenti) e il Puerto Rico.
Gustavo Koniszczer, managing director Futurebrand Spanish Latin America, commenta così i risultati dell’indagine: «La brand reputation è importante non solo per le aziende, ma anche per i singoli Stati. Il nostro indice individua quei Paesi che hanno svolto il lavoro migliore di comunicazione e costruzione di una reputazione internazionale su vari fronti. Un lavoro tutt’altro che semplice, se si considera che molte realtà locali sono difficili da comprendere per gli europei o gli asiatici. All’estero c’è spesso una carenza di informazioni sull’America Latina».
Ma la reputazione di un mercato corrisponde a caratteristiche reali del Paese, o soltanto all’immagine che ne hanno gli investitori internazionali? Secondo Koniszczer, la risposta è ambigua: «Il punto è che la percezione di un Paese influenza realmente il comportamento altrui. Se gli operatori internazionali ritengono che un mercato sia poco aperto al business, allora sono restii a investirci. Dove finisce la reputazione, e dove comincia la realtà?».

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