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Il magistrato pagherà i danni

Il cittadino che subisce un «danno ingiusto» da un magistrato potrà chiamare in causa direttamente il giudice, e non soltanto (come già previsto) ricorrere contro lo stato. E ottenere (se accertata la colpevolezza) risarcimenti sia per lesioni patrimoniali, sia per quelle «che derivino dalla privazione della libertà personale». È il contenuto dell’emendamento di Gianluca Pini della Lega nord, approvato ieri in aula a Montecitorio nel corso dell’esame della legge europea 2013 (Ac 1864-A), passata con 357 sì, 16 no e 30 astenuti al senato in seconda lettura; la proposta del Carroccio ha ottenuto, con voto segreto, 187 sì e 180 no grazie al centrodestra, cui si è unita parte della maggioranza. Astenuto il M5s.

Magistrati esplicitamente responsabili. La norma, che impone un «giro di vite» alla disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati (legge 117/1988), prevede che, a seguito di un danneggiamento «ingiusto» per «effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario» del magistrato «in violazione manifesta del diritto, o con dolo, o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni» (per «diniego di giustizia»), la persona che si considera offesa possa intraprendere azioni legali contro lo stato, e contro «il soggetto riconosciuto colpevole», il giudice, per essere risarcita dei danni patrimoniali e di quelli causati da una restrizione della libertà personale. Si specifica, inoltre, che «costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto» e, per determinare i casi in cui sussista tale violazione, bisognerà valutare se la toga abbia «tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia sottoposta» al suo operato, con particolare riferimento al «grado di chiarezza e di precisione della norma violata, al carattere intenzionale della violazione, alla scusabilità, o inescusabilità dell’errore di diritto». Quanto alla copertura della norma, gli oneri stimati sono pari a «2,45 milioni di euro per l’anno 2014 e 4,9 milioni annui a decorrere dal 2015», ai quali si provvede «mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa» prevista all’articolo 10, comma 5 della legge 307/2004 relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica. Il via libera alla proposta del Carroccio diventa un caso politico: nel Pd, che promette una correzione da parte dei senatori per bocca dello stesso premier Matteo Renzi, da cui pure sono arrivati voti che hanno mandato il governo sotto, Donatella Ferranti, presidente della commissione giustizia della camera, parla di «atto intimidatorio nei confronti della magistratura», adesso che «sono stati aperti vari fronti di indagine sui fenomeni corruttivi dilaganti negli appalti pubblici». Tema che non ha «nulla a che spartire con inchieste in corso», ribatte Francesco Paolo Sisto (Fi), alla guida della commissione affari costituzionali, mentre l’autore dell’emendamento, Pini, esulta per la «sconfitta» dell’esecutivo e per la «vittoria dei cittadini, che più di 20 anni fa con un referendum già avevano chiesto un simile provvedimento»; a palazzo Madama, il M5s, dice il capogruppo Maurizio Buccarella, si schiererà per il no, lodando i colleghi deputati che «hanno svelato con intelligenza la spaccatura interna del Pd con la loro astensione». Non ci sta l’Associazione nazionale magistrati, il cui presidente Rodolfo Sabelli ravvisa «evidenti profili di illegittimità costituzionale», poiché la responsabilità civile diretta dei togati è «una lesione al principio dell’indipendenza», come rimarca Michele Vietti, numero due del Csm.

Tappo «ad hoc» per l’olio e novità per la caccia. Nelle pieghe della legge europea 2013 l’altolà alle oliere «truccate» nei ristoranti che potranno servire l’extravergine solo in bottiglie dotate di tappo antirabbocco, senza poter, cioè, riempire di nuovo il contenitore. E scatta il parziale divieto di cattura di uccelli usati come «richiami vivi» per la caccia: regioni e province autonome, infatti, potranno derogare allo stop in «via eccezionale e per periodi limitati».

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