Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il made in Italy sbarca a Myanmar

Tra meno di un mese il made in Italy sbarcherà a Yangoon prendendo possesso dei padiglioni di Tamataw Hall, il centro espositivo della ex capitale di Myanmar (Birmania) con una Fiera interamente dedicata al made in Italy (www.italianexpomyanmar.com). Organizzatori: una trading company italiana che opera nell’area (Prometeogroup) e l’Associazione birmana degli imprenditori, che raggruppa soggetti privati e pubblici. Saranno tre giorni, da 7 al 10 agosto, interamente dedicati alle aziende di diversi comparti: mobili e cucine, macchinari, marmi e graniti, caffè e via dicendo.
Saranno presenti sia grandi gruppi come Fiat Industrial, Piaggio e Same Deutz Fahr, sia piccole aziende. In tutto più di un centinaio. Questa volta hanno deciso di muoversi per tempo: il mercato è considerato come l’ultima grande promessa del Sud-est asiatico. Con un tasso di crescita del Pil rivisto al rialzo ancora un mese fa dal Fondo monetario: +7,5% nel 2014. Livelli cinesi per un Paese grande più del doppio dell’Italia e con 54 milioni di abitanti. Il punto di svolta sono stati il cambiamento politico avviato dal regime militare con la liberazione della leader più popolare, Aung San Suu Kyi, le prime elezioni parziali e semilibere, la fine dell’embargo di Usa e Ue, che rischiava di abbandonare definitivamente il Paese tra le braccia voraci di Pechino.
In concomitanza il regime ha avviato una serie riforme economiche: nuova legge sugli investimenti esteri, economia di mercato, privatizzazioni. Le prime banche estere (con operatività limitata agli stranieri) dovrebbero aprire in settembre. È in fase di avvio la costruzione di una serie di parchi industriali (Thilawa, vicino a Yangoon, Dawei collegata con la Thailandia e Kyaukphyu con la Cina) per l’insediamento di nuove fabbriche export oriented: elettronica, abbigliamento, stampaggi in plastica. Il meccanismo è quello ormai noto: agevolazioni fiscali a tutto campo e gara al ribasso sul costi del lavoro. Qui la manodopera non costa (quasi) nulla e in più si sta ingrossando il flusso di lavoratori semiqualificati scacciati dalla vicina Thailandia, sempre più in preda a rigurgiti nazionalisti. Certo, lo sviluppo è tuttora concentrato a Yangoon e Mandalay, le due maggiori città. Nel resto del Paese le opportunità non mancano ma sono accompagnate da difficoltà logistiche, di approvvigionamento di energia e mancanza di risorse umane qualificate. Nel Nord e restano attivi movimenti di opposizione armata con cui sono in corso lunghi negoziati.
Ma ci sono altri fattori di attrazione: il Paese dispone di grandi risorse minerarie, agricole, forestali, finora sfruttate malissimo. È dato quasi per scontato che anche Myanmar seguirà il cammino di sviluppo sociale dei Paesi vicini come il Vietnam: investimenti esteri, maggiore occupazione, crescita dei consumi e del mercato interno, investimenti in edilizia e infrastrutture, graduale sviluppo di una classe media. Del resto l’afflusso di capitali esteri per innescare questo processo è già avviato: oltre 4 miliardi nell’anno fiscale 2013/2014, di cui l’80% sono investimenti in attività manifatturiere e minerarie. Erano 1,2 miliardi nel 2012/2013. Per ora (con parziale eccezione del settore Oil&Gas) si tratta soprattutto di un “Asian game”, con flussi da Cina e Hong Kong, Thailandia, Singapore, India e Giappone. È da questi Paesi che partono sia i grandi progetti nei settori dell’ energia, metallurgia, telecomunicazioni, cementifici, sia le delocalizzazioni di fabbriche ad alto contenuto di manodopera.
In questo contesto quali sono gli spazi per il made in Italy nei beni di consumo e nella meccanica strumentale? Sul primo fronte occorre dare subito le dimensioni. I ricchi esistono ma sono una piccola nicchia. In aggiunta esistono 2,5 milioni di consumatori cosiddetti di classe media (più di 10 dollari al giorno di reddito spendibile) tenendo però conto del fatto che la grande distribuzione è tuttora agli inizi e il tasso di urbanizzazione è basso. Più avanzata la situazione per arredo (filiera contract) e materiali, dove immediate opportunità nascono dal boom in atto nelle costruzioni: nuovi alberghi a 5 stelle, palazzi, uffici, centri residenziali. Come operare quindi? Insediarsi in loco è possibile ma costoso soprattutto per il livello alto degli affitti. Più prudente iniziare con un partner commerciale locale e i candidati non mancano: tutti vogliono fare business. Certo, occorre sceglierli bene. Considerazioni analoghe valgono per la meccanica strumentale. Ci sono gruppi locali che stanno crescendo con il modello tipico delle trading companies multiprodotto. Acquisiscono rappresentanze cercando di coprire il maggior numero di settori: macchinari per costruzione, macchine agricole, per l’industria della plastica, packaging, estrazione mineraria.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa