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Il made in Italy reagisce all’invasione dei falsi

Poco meno di 60 miliardi di perdite nel mondo per la filiera alimentare a causa dell’italian sounding. Altri 12 miliardi per i falsi nel sistema moda. A tanto ammontano le stime sui danni provocati dalla contraffazione a due pilastri del made in Italy. È allarme rosso e le cose non vanno meglio in altri comparti come, per esempio, l’industria discografica, che si vede sottrarre 600 milioni da copie e download pirata. Nel caso dei profumi “tarocco” evaporano 260 milioni di ricavi nella cosmetica mentre il sistema della meccanica leggera patisce oltre 200 milioni di danni per l’invasione di prodotti falsi e non conformi. Una recente indagine del Censis valuta in circa 7 miliardi il controvalore delle perdite causate dal mercato del falso al sistema paese. Ipotizzando la vendita di prodotti originali al posto di quelli contraffatti ci sarebbero quasi 14 miliardi di produzione aggiuntiva, 5,5 i miliardi di valore aggiunto, e la creazione di circa 110mila nuovi posti di lavoro a tempo pieno. «Il mondo del falso sottrae alle casse dello Stato almeno 4,7 miliardi tra imposte dirette e indirette» sottolinea Loredana Gulino, direttore generale della Direzione per la lotta alla contraffazione-Ufficio italiano brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo.
Per arginare il fenomeno della contraffazione Confindustria e la Direzione generale lotta alla contraffazione-Uibm del Mise hanno varato una serie di seminari, dedicati alle imprese, per fare il punto su come difendere la proprietà industriale e lottare contro i falsi. «C’è la necessita di una maggiore conoscenza degli strumenti di difesa della proprietà industriale per prevenire e combattere la contraffazione – continua il direttore -. La direzione generale, oltre al ciclo di seminari e a un pacchetto di misure incentivanti per il deposito e la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale, mette anche a disposizione delle Pmi che intendono internazionalizzare un servizio informativo gratuito sulla difesa della proprietà intellettuale in mercati particolarmente critici come Cina e Russia».
Di fatto sui mercati di tutto il mondo c’è una commistione tra prodotti genuini e quelli “grigi” di dubbia provenienza e qualità. Secondo gli ultimi dati disponibili in Italia nel 2011 sono stati effettuati poco più di 15mila sequestri, esclusi i prodotti alimentari, le bevande, tabacchi e medicinali, con un aumento della media dei pezzi sequestrati.
Una lotta non facile. Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia, si sofferma sulla complessità dell’iter penale che segue al sequestro dei falsi. «È un iter da semplificare eliminando l’obbligo tassativo della procura di citare in giudizio, per la testimonianza, i periti e i rappresentanti dell’azienda che hanno sottoscritto la perizia». Una via per accelerare e rendere meno oneroso il giudizio. Quando poi le merci sequestrate sono palesemente contraffate «si dovrebbe non rendere più necessaria la perizia – continua – ma provvedere alla distruzione dei beni e alla sanzione dei soggetti coinvolti». È una lotta che diventa senza quartiere quella tra industria della moda e i clonatori. Si cerca di rendere riconoscibile i capi originali con sistemi come, per esempio, Certilogo, che con le sue smart tag rende possibile il controllo online e in tempo reale dell’autenticità.
Una via sarebbe stoppare nei porti i container di merci contraffatte ma i volumi del traffico internazionale permettono solo controlli a campione. «Le forze italiane, in particolare l’Agenzia delle dogane e la Gdf, hanno ottimi standard operativi rispetto ad altri paesi europei, e i nostri porti d’ingresso sono tra i più “sicuri” in Europa – rimarca Tronconi -. Non è così in altri porti della Ue, dove gli standard sono meno rigidi. Qui le merci false hanno maggiori possibilità d’ingresso e una volta sdoganate circolano liberamente nella Ue».
Entra così di tutto, dai giocattoli pericolosi agli apparecchi non a norma per finire, come è stato recentemente scoperto a Taranto, alle pentole e altre stoviglie in metallo con tracce di cobalto 60 prodotte nel Far East. «È un fatto gravissimo perché c’è una concorrenza che non rispetta le regole comunitarie e usa materiali pericolosi» incalza Andrea Barazzoni, presidente del Comitato Anima per il made in Italy e l’anticontraffazione che si insedierà mercoledì. «Si deve investire e operare per impedire che vengano commercializzati prodotti industriali che sono solo apparentemente conformi alle norme».

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