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Il «made in Italy» in Danimarca Chiesi conquista Zymenex

MILANO – Innovazione ed espansione internazionale sono condizioni necessarie per stare sul mercato e crescere anche per il farmaceutico, un settore che ha logiche (e regole) produttive e commerciali proprie. È dei giorni scorsi l’annuncio dell’acquisizione fatta dal gruppo Chiesi, la società farmaceutica di Parma che, attraverso la controllata britannica, acquista la biofarmaceutica danese Zymenex Holding A/S (il valore dell’operazione non è stato diffuso).
Un’acquisizione importante per la società italiana, un’impresa a conduzione familiare fondata nel 1935 (oggi alla seconda e terza generazione) che ha aperto al management, specializzata nell’area respiratoria e nelle malattie rare. A cedere Zymenex (attiva nelle terapie biologiche per il trattamento delle malattie genetiche rare con laboratori di ricerca in Svezia) è l’operatore di venture capital Sunstone. L’acquisizione del gruppo danese, sottolinea l’amministratore delegato Ugo Di Francesco, «segna l’ingresso di Chiesi nel settore delle malattie rare e offre un’opportunità di accesso a mercati ad alto potenziale». Con la possibilità di creare «un’unità autonoma dedicata alle malattie rare, in grado di coprire tutte le principali aree geografiche, Stati Uniti compresi». Grazie al processo di internazionalizzazione (partito già alla fine degli anni ‘70) e alle alleanze strategiche strette con gruppi farmaceutici internazionali, i farmaci e le tecnologie Chiesi sono oggi distribuiti in oltre 65 Paesi. E non è tutto per la multinazionale parmigiana. Con 21 brevetti internazionali di nuova registrazione nel 2012 e ricavi per 1,1 miliardi (+4,7) il gruppo guidato dai fratelli Alberto (presidente) e Paolo Chiesi (vice presidente) ha una trattativa in corso per il 40% di Cornerstone, la quota residua della pharma Usa (terapie per i tumori) già controllata (con il 60%) dal 2010.
La scommessa delle aziende farmaceutiche made in Italy è di crescere con un passo più rapido rispetto ai principali Paesi sviluppati (previsto dello 0-3% per il periodo 2012 – 2016). Una crescita bassa legata all’indebolimento delle politiche di welfare, alla concorrenza dei prodotti generici per le specialità fuori brevetto, alle difficoltà di registrazione di nuove specialità farmaceutiche. Mentre nei Paesi emergenti il mercato corre (+11-14% , tra il 2012 e il 2016).
Sulla strada di uno sviluppo globale anche Recordati, il gruppo farmaceutico milanese che ha di recente acquisito il 90% del capitale della tunisina Opalia Pharma, terza società farmaceutica nazionale, attiva nelle terapie dermatologiche, gastrointestinale e respiratoria. Un ponte per «estendere la propria copertura anche nei Paesi centro-africani e negli stati del Golfo» ha dichiarato Giovanni Recordati, presidente e amministratore delegato. E dopo aver conquistato la Turchia grazie ad altre due acquisizioni: la farmaceutica Yeni Ilaç nel 2008 e nel 2011 la Fric Ilaç. Con le antenne ritte verso il mercato USA, Recordati ha appena fatto shopping di un portafoglio prodotti per il trattamento delle malattie rare. Il valore dell’operazione: 100 milioni di dollari.

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