Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il made in Italy che abbassa i volumi

L’autostrada dell’export è quella che oggi fa correre di più la macchina-Italia. Peccato però che alcune delle nostre performance in materia non siano da corsia di sorpasso, ma piuttosto da “sorpassati”. Ha fatto clamore questo mese la notizia che la Spagna ha superato l’Italia nella produzione di piastrelle, un’impresa che le aziende iberiche hanno messo a segno grazie al boom delle vendite nei Paesi emergenti. Eppure, non è questo l’unico sorpasso che il nostro Paese ha dovuto subire negli ultimi anni: dalle navi all’arredamento, dagli oggetti in plastica alle apparecchiature elettroniche, stando ai dati Unctad–Wto tra il 2008 e il 2012 per sette volte l’Italia ha dovuto chinare la testa di fronte ai suoi concorrenti.
Cominciamo dalla terza voce del nostro export, i derivati da petrolio, che pesano sulla nostra bilancia internazionale per 30 miliardi di dollari. Qui il Brasile ci ha sorpassato nel 2011: noi a quota 26, loro a quota 31. Un balzo incredibile rispetto al 2010, quando loro erano sotto il 20.
Il sorpasso più clamoroso su quella che per noi è la quarta voce dell’export, vale a dire le apparecchiature elettroniche, lo ha messo a segno il Vietnam, che solo nel 2008 esportava un decimo dell’Italia: di anno in anno è andato raddoppiando le vendite sui mercati internazionali, fino a passare dai 12 miliardi del 2011 ai 32 del 2012 (contro i nostri 28). Anche la Thailandia, per la prima volta, l’anno scorso ci ha battuto: di poco, 28,9 a 28,5. Come si fa a combattere contro le tigri asiatiche? «Con l’innovazione e la qualità – spiega il presidente dell’Anie, Claudio Andrea Gemme – ma anche con il supporto attivo del sistema Paese. Che dovrebbe per esempio incentivare le nostre grandi imprese a “comprare italiano”, oppure imporre al settore qualifiche e standard che fungano da barriera all’ingresso massiccio della concorrenza. La Corea del resto già lo fa».
Nel comparto navale la sconfitta è sonora. Poiché in cinque anni abbiamo dimezzato il valore del nostro export, ci hanno superati, nell’ordine: gli Usa, la Germania e addirittura la Polonia l’anno scorso, mentre l’India lo ha fatto l’anno prima.
Sul fronte dell’arredamento, uno dei portabandiera del made in Italy (siamo i terzi al mondo per valori esportati, a quota 13 miliardi di dollari) abbiamo dovuto subire il sorpasso da parte della solita Germania, che dal 2009 in avanti ha registrato performance sempre migliori delle nostre. «Il nostro sistema Paese – ammette Giovanni De Ponti, direttore generale di FederlegnoArredo – fatica a tenere il passo con sistemi meglio organizzati del nostro, come la Germania, soprattutto sui mercati più emergenti come quello cinese, che negli ultimi anni sono cresciuti a ritmi vertiginosi. È anche vero però che nei Paesi in cui competiamo sulla fascia medio-alta, come in Medio Oriente, in Russia o negli Stati Uniti, il nostro settore continua a giocarsi la leadership riuscendo spesso a primeggiare sui tedeschi».
Negli articoli in ferro e acciaio, la settima voce del nostro export, fino al 2011 eravamo davanti agli Stati Uniti. Poi, con le vendite 2012, è arrivato il sorpasso a stelle e strisce: loro sono cresciuti da 18 a 21 miliardi, noi siamo scesi da 21 a 19. Nei manufatti in plastica Taiwan ci ha sorpassato nel 2010, passando da 14 a 19,5 miliardi di export mentre noi siamo rimasti a 18,9. E anche la Corea, che oggi è ben quattro posizioni più avvantaggiata di noi, un tempo faceva peggio. «Non dimentichiamoci però – precisa Angelo Bonsignori, direttore generale della Federazione Gomma Plastica – che questi due Paesi esportano prodotti a bassa tecnologia, mentre l’area in cui competiamo noi è quella dei prodotti ad alto valore aggiunto. Inoltre, loro esportano verso il resto dell’Asia, noi prevalentemente in Europa». Prodotti diversi, mercati di riferimento diversi: insomma, non ci pestiamo i piedi.
Nelle apparecchiature ottiche e medicali il Messico ci ha superato per un soffio l’anno scorso. In più, il Belgio e l’Irlanda ci tallonano da vicino e, visto che negli ultimi cinque anni sono cresciute con costanza, è facile che possano superarci a breve: loro in crescita, noi praticamente a quote di mercato invariate. A rischio sorpasso lo siamo anche nel comparto aereo, dove il Brasile da anni ci insidia da vicino (nel 2012 l’abbiamo battuto solo 5,6 miliardi a 5,2), così come nell’export di scarpe: la qualità del prodotto è diversa, chiaro, ma sul valore il Vietnam ci tallona a distanza più che ravvicinata e soprattutto cresce veloce (da 5 a 10,2 miliardi di export in soli due anni), mentre noi scendiamo (da 11,6 a 10,8).
Poi, ci sono le buone notizie. Nei prodotti farmaceutici siamo riusciti nell’impresa di sorpassare gli olandesi: era il 2011 e loro avevano perso quasi la metà del mercato internazionale. Nelle pietre preziose l’anno scorso abbiamo per la prima volta superato le vendite di Israele, grazie a una nostra crescita da 16 a 19 miliardi, contro una loro brusca contrazione da 21 a 17,9. Nell’acciaio abbiamo ripreso l’Olanda, che per due anni (il 2009 e il 2010) ci aveva battuto sui mercati internazionali. E infine nel pellame ci siamo presi una rivincita indiretta sui cinesi primi in classifica, superando l’anno scorso in valore l’export da Hong Kong.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Dopo il via libera della Commissione europea e quello della Corte dei conti, il ministero del Lavor...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il consiglio di amministrazione della Bcc di Roma ha approvato ieri la proposta di acquistare dalla...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Utile pre-tasse di 1,2 miliardi e utile netto di 828 milioni sono stati messi a segno ieri dal grup...

Oggi sulla stampa