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Il Made in Italy balza a livelli record

Mai nella storia. 
Per la prima volta le vendite di made in Italy sui mercati internazionali superano in un mese la soglia dei 40 miliardi di euro (41,06), il top in valori correnti ma il massimo di sempre anche tenendo conto dell’inflazione. Risultato ancora più rimarchevole perché ottenuto in presenza di performance solo appena accettabili da parte dei nostri due maggiori mercati di sbocco, Germania e Francia, mentre la crisi russa continua ad aprire voragini nelle commesse aziendali. Freni tuttavia insufficienti per arginare la corsa a pieni giri dei due motori che sostengono ormai da mesi export e produzione industriale nazionale: Stati Uniti e auto.
Lo scatto del 6,3% dell’export tricolore (un decimale in più rispetto alla Germania), sesto aumento consecutivo nel 2015 (poco conta la frenata su base mensile destagionalizzata, targata quasi esclusivamente energia) vede infatti ancora una volta Washington come principale protagonista, capace di far crescere gli acquisti del 22,9%, ancora oltre nel trend dall’inizio dell’anno. Il che porta ormai gli Stati Uniti a valere il 9% del nostro export globale, dal 7,5% dello scorso anno. La crescita Usa ovviamente aiuta ma determinante è l’effetto cambio, in grado da un lato di far lievitare gli incassi in euro, dall’altro di aprire comunque spazi per la discesa dei listini in dollari, sconti utili per l’aumento dei volumi, che in effetti si verifica.
In sette mesi dagli Usa arrivano commesse aggiuntive per 4,6 miliardi, aumento per oltre un terzo legato all’auto. Dai nuovi modelli Fca arriva in effetti una spinta determinante, con effetti che non si limitano a Washington, vendite aggiuntive in grado in sette mesi di far lievitare la voce “mezzi di trasporto” registrata dall’Istat di ben 4,25 miliardi rispetto al 2014.
Sul fronte geografico l’altra buona notizia arriva dalla Cina, protagonista di una crescita certamente inferiore (+3,8%) che tuttavia almeno per il momento allontana i timori legati alla frenata di Pechino. In area extra-Ue corrono anche Turchia , Medio Oriente e India mentre l’unico vero buco nero resta Mosca, giù nel mese di quasi 35 punti. Una voragine che colpisce tutti i settori del made in Italy, con picchi enormi per le auto (-91%, anche se i volumi di partenza erano comunque minimi), e che ha già fatto svaporare per l’Italia dall’inizio dell’anno commesse per 1,7 miliardi di euro, due miliardi se al conto si aggiunge anche l’Ucraina.
Alla crescita degli acquisti dai paesi più remoti si aggiunge un progresso di quasi sei punti in Europa, frenata tuttavia dalla performance solo accettabile di Germania e Francia, in aumento di poco più di due punti percentuali. Altrove però i risultati sono decisamente migliori, in qualche caso a doppia cifra, come in Belgio (determinante qui la vendita di farmaci) e Spagna, ormai stabilmente tornata a comprare a piene mani made in Italy, un miliardo in più in sette mesi.
Dal lato settoriale invece per fortuna un “caso” Russia non esiste, nessun comparto a luglio presenta il segno meno, in alcuni casi (auto, elettronica, farmaceutica) la crescita supera il 20%.
Uno sviluppo confortante perché riguarda non solo i valori ma anche i volumi, in progresso a luglio ma anche dall’inizio dell’anno per ciascun macro-comparto, dai beni di consumo a quelli strumentali, ed area geografica, in Europa ma anche nei mercati extra-Ue.
La ripresa della domanda interna trova ulteriori conferme nel sesto aumento consecutivo delle importazioni, il che si traduce per l’Italia in maggiori acquisti di prodotti manifatturieri nell’anno per 17 miliardi di euro. Una crescita che andrebbe ad oscurare nei saldi il progresso dell’export (+12,2 miliardi tra gennaio e luglio) se non intervenisse il “bonus” del greggio low-cost, in grado di più che bilanciare la risalita del dollaro producendo in sette mesi uno sconto di ben sette miliardi di euro nei nostri acquisti di energia dall’estero. L’avanzo commerciale – ricorda il Vice Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda – sale così in sette mesi al livello record di 26,5 miliardi.
Così come da record è l’andamento delle vendite estere dei primi sette mesi dell’anno, 248 miliardi. Il che, in assenza di nuovi shock, proietterebbe il totale annuo per la prima volta oltre la soglia dei 400 miliardi di euro.
Dollaro, greggio, auto. Speriamo che duri.

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