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Il Lussemburgo cede un po’ di segreto bancario

Ultimo in ordine d’arrivo il Lussemburgo che ieri ha annunciato che a partire dal 2015 allenterà il suo segreto bancario, condividendo con l’Unione europea le informazioni bancarie per combattere l’evasione fiscale, confermando la sua intenzione di iniziare a implementare le nuove regole a partire dal 2015. «Possiamo introdurre lo scambio automatico di informazioni senza pericoli dal gennaio 2015», assicura il premier, Jean-Claude Juncker. «Il settore finanziario», aggiunge, «non dipende interamente sul segreto bancario. Non dovremo spegnere la luce». Juncker assicura che il Lussemburgo non è dipendente «dal denaro sporco dell’evasione fiscale».

Martedì invece Italia, Francia. Germania. Gran Bretagna e Spagna hanno voluto informare il commissario alla fiscalità Algirdas Semeta delle loro intenzioni di implementare lo scambio automatico di informazioni proponendo un modello di accordo come quello per gli Stati Uniti, Fatca, a livello europeo. La nuova corsa alla trasparenza fiscale, che in questi giorni sta dunque arruolando nuovi supporter, non è nient’altro che gli effetti di quello che si avrà con il recepimento di una direttiva del 2011, la numero 16, sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale che riscrive, abrogandola, la direttiva del 1977 sulla reciproca assistenza tra le autorità competenti.

L’Italia, firmataria con gli altri ministri dell’economia e delle finanze, è in una posizione particolare: con la Comunitaria 2013 (si veda articolo del 29/3/2013) sta riprovando a calendarizzare l’approvazione per cui risulta già in ritardo e con una procedura di infrazione in itinere. I tempi per l’applicazione della direttiva che è già entrata in vigore lo scorso gennaio dovrebbero essere serrati, tre mesi.

L’attuazione nasce, infatti, non sotto buoni auspici: per ben due volte il governo ha provato, con le Comunitarie 2011 e 2012, di aggiornare le regole di contrasto all’evasione stringendo la morsa e perfezionando lo scambio di informazione ma i due disegni di legge sono stati accantonati e fatti decadere sul binario morto della fine della legislatura.

Al momento dunque si resta nel campo dei buoni propositi e delle intenzioni. Così come per il modello di accordo il Fatca a cui i cinque stati dell’Ue si richiamano. Il fatca, è il recepimento nell’ordinamento del foreign account tax compliance act della legislazione americana del 2010.

Un accordo che introduce obblighi dichiarativi a carico di soggetti finanziari non statunitensi sulla base di intese bilaterali. Nel 2012 si diede grande enfasi alla stipula dell’accordo e successivamente della convenzione quadro (si veda ItaliaOggi del 9/2 e del 27/7/2012) ma la firma definitiva almeno tra Usa e Italia non è stata apposta, si attende l’entrata in vigore generalizzata a partire dal 2014.

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