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Il legittimo impedimento non sarà più automatico

di M. Antonietta Calabrò

ROMA — In parte bocciate, in parte interpretate, in parte salvate: le norme sul legittimo impedimento sono state parzialmente riscritte dal pronunciamento della Corte costituzionale con 12 voti a favore e 3 contrari. A dimostrazione che alla fine un compromesso che non spaccasse a metà la Corte è stato trovato, riconoscendo comunque il principio che premier e ministri a causa della loro funzione hanno dei motivi specifici (rispetto agli altri cittadini) per non presentarsi in udienza. Ma al tempo stesso l’impedimento non può essere automatico e sarà il giudice a valutare di volta in volta se è giustificata l’assenza in udienza. I parametri costituzionali violati dalla legge, secondo la Consulta, sono gli articoli 3 (uguaglianza) e 138 (mancato uso della legge costituzionale) della nostra Carta. È stato perciò cancellato il comma 4 dell’articolo 1 della legge 51 del 2010 (relativo all’ipotesi di impedimento continuativo e attestato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e l’obbligo, da parte del giudice, di rinviare l’udienza di sei mesi). E parzialmente dichiarato illegittimo il comma 3 dell’articolo 1 «nella parte in cui non prevede che il giudice valuti in concreto» , in base al codice di procedura penale, l’impedimento addotto. La Consulta ha invece respinto le eccezioni di costituzionalità del primo comma dell’articolo 1, dando un’interpretazione in conformità con l’articolo 420-ter, comma 1 del codice di procedura penale, che prevede l’impedimento per qualsiasi cittadino. Sono state infine dichiarate inammissibili le altre questioni di legittimità costituzionale, relative alle disposizioni degli altri commi dell’articolo 1 (il 2, il 5 e il 6) e dell’articolo 2. Ciò significa che la Corte costituzionale ha tenuto in piedi come oggetto specifico di legittimo impedimento per premier e ministri le attività proprie dell’esecutivo. E questo continuerà ad avvenire secondo l’ampia definizione datane dalla legge 51 e cioè «le relative attività preparatorie e consequenziali, nonché ogni attività comunque coessenziale alle funzioni di governo» , compresa la preparazione dei consigli dei ministri e degli incontri internazionali. Per arrivare a questa soluzione, i giudici hanno preliminarmente discusso il caso schierandosi 8 a 7 per l’illegittimità. Poi il relatore Sabino Cassese ha presentato una proposta molto articolata che è stata messa ai voti per parti separate e dove sulle singole parti sono state raggiunte delle maggioranze variabili (passando da dieci a cinque a dodici a tre). Il nucleo «duro» a sostegno della legittimità della legge è sempre stato costituito dai due giudici eletti dal Parlamento su indicazione del centrodestra, Mazzella e Napolitano, e da uno dei rappresentanti della Cassazione, Finocchiaro. A questi tre si sono aggiunti in due occasioni i giudici Quaranta e Saulle. 

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