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Il leasing perde l’obbligo della durata minima

Contratti di leasing senza vincolo minimo di durata. È l’effetto dell’articolo 4-bis del Dl 16/2012, convertito dalla legge 44/2012. La norma modifica l’articolo 102, comma 7, del Tuir e cancella il “prerequisito” della durata minima fiscale. Non sarà più, quindi, un obbligo di natura contrattuale da rispettare pena l’indeducibilità dei canoni in capo all’utilizzatore, ma rappresenterà esclusivamente l’arco temporale minimo entro il quale sarà possibile dedurre i canoni di leasing.
I cambiamenti
La deducibilità dei canoni di locazione finanziaria era finora ammessa a condizione che la durata del contratto fosse non inferiore ai due terzi del periodo di ammortamento fiscale del bene. In caso di beni immobili, la deduzione era ammessa a condizione che la durata del contratto fosse compresa tra gli 11 ed i 18 anni, a seconda del coefficiente applicabile. Per gli autoveicoli – diversi da quelli utilizzati come strumentali all’attività propria dell’impresa o concessi in uso promiscuo ai dipendenti – la durata minima contrattuale era invece fissata in misura pari al periodo di ammortamento (4 anni).
La conseguenza della stipula di un contratto di leasing con durata inferiore a quella minima fiscale era l’indeducibilità assoluta dei canoni in capo al locatario. Con il progressivo allungarsi della durata minima, specialmente in campo immobiliare (inizialmente fissata in 8 anni, poi portata a 15 e infine agli attuali 18 anni), e con le crescenti restrizioni al credito, il vincolo della durata minima ha creato diversi problemi al settore del leasing, per la difficoltà di immobilizzare gli impieghi su lunghe scadenze.
Pur imponendo la deducibilità dei canoni di leasing in un periodo invariato rispetto al passato, il Dl 16/2012 rende la deduzione totalmente indipendente dalla durata del contratto e dalle imputazioni dei canoni stessi a conto economico. Di conseguenza, viene eliminata la condizione della durata minima contrattuale.
Pertanto, in caso di contratto di leasing (o anche di lease-back) con durata pari o superiore a quella minima fiscale, la deduzione dei canoni seguirà la durata contrattuale (e quindi le imputazioni a conto economico). In caso di leasing con durata inferiore al minimo fiscale, le quote dei canoni eccedenti saranno riprese a tassazione durante la vita contrattuale, per essere poi dedotte in via extracontabile solo al termine del contratto, nei limiti dell’importo massimo deducibile annualmente.
L’Irap
Le nuove regole applicabili ai contratti stipulati a decorrere dal 29 aprile scorso (data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto fiscale) riguardano i contratti di locazione finanziaria, ovvero quegli accordi caratterizzati da un’opzione finale di acquisto (risoluzione 175/2003).
Le limitazioni alla deducibilità dei canoni, in assenza di richiami, non sembrano applicabili in ambito Irap. Poiché l’imponibile Irap si basa sulle risultanze del conto economico, l’intero canone imputato in bilancio secondo la durata effettiva del contratto – anche se inferiore alla «durata fiscale» – dovrebbe essere integralmente deducibile (salvo lo scorporo degli interessi impliciti e della quota riferibile al terreno). A ben vedere, peraltro, la deducibilità Irap del canone, pur in presenza di durate inferiori a quelle minime fiscali, era consentita anche in base alle regole previgenti ma, di fatto, per effetto del vincolo Ires, le imprese non stipulavano contratti con durate inferiori a quelle minime.
La quota interessi
La deducibilità del canone ai fini Irap va comunque depurata della quota interessi. Le Entrate hanno chiarito che – per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili nazionali – la quota interessi va determinata con i criteri forfettari previsti dal Dm del 24 aprile 1988 (benché abrogato), ossia imputando linearmente il totale degli interessi previsti dal contratto lungo la durata del leasing (circolare 8/E/2009). Gli interessi così determinati risulteranno indeducibili ai fini Irap e deducibili nei limiti previsti dall’articolo 96 del Tuir ai fini Ires.
Con le nuove regole del Dl 16/2012, la quota interessi andrà quindi determinata in maniera diversificata ai fini Ires e Irap (si vedano gli esempi a lato): ai fini delle imposte sui redditi gli interessi andranno spalmati in maniera lineare lungo la durata contrattuale “fiscale”, mentre ai fini Irap in funzione della durata contrattuale effettiva.
E le stesse considerazioni valgono anche per l’individuazione della quota del terreno per lo scorporo (in caso di leasing immobiliare).

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