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Il leasing parla secondo lo Ias 17

di Duilio Liburdi  

Per i soggetti Ias, terminato il periodo di deducibilità dei canoni anche se non transitati al conto economico: con l'abrogazione delle disposizioni precedenti, infatti, ci si dovrà limitare a quanto evidenziato secondo l'applicazione dello Ias 17. Ciò anche se, in sede di giurisprudenza di merito alcune sentenze affermino l'assoluta irrilevanza del metodo contabile adottato al fine di raggiungere la piena deducibilità dei canoni. Di fatto, dunque, anche soggetti non obbligati, né facoltizzati, alla applicazione degli Ias avrebbero comunque avuto diritto al beneficio fiscale laddove avessero applicato i principi contabili internazionali.

La circolare dell'Agenzia delle entrate n. 7 diffusa il 28 febbraio, prende in considerazione la tematica del trattamento dei contratti di locazione finanziaria alla luce di disposizioni che, di fatto, non sono più in vigore esponendo dei principi che vanno valutati alla luce dei comportamenti medio tempore seguiti da quelle imprese che, intendendo avvalersi del metodo finanziario pur non essendo obbligate né facoltizzate alla applicazione degli Ias, hanno adottato tale metodo per la contabilizzazione dei contratti di locazione finanziaria.

Le prime modifiche. Partendo dalle previsioni contenute nel dlgs n. 38 del 2005, l'Agenzia delle entrate ricorda come le disposizioni del Tuir fossero state modificate per tenere conto delle diverse regole di esposizione in bilancio delle operazioni di locazione finanziaria previste nel sistema di contabilità Ias/Ifrs rispetto alle impostazioni della prassi contabile nazionale. Il trattamento contabile previsto dallo Ias 17 in relazione ai contratti di locazione finanziaria, laddove ricorrano tutti i requisiti per l'applicazione di tale principio, di fatto superava il dato giuridico-contrattuale in favore di quello economico-sostanziale. La circolare analizza poi i due metodi di contabilizzazione del leasing, precisando che con quello patrimoniale, il concedente, quale titolare della proprietà giuridica del bene locato, iscrive lo stesso tra le proprie attività, provvedendo altresì a rilevare a conto economico i relativi ammortamenti e i canoni di locazione corrisposti dall'utilizzatore. L'impresa utilizzatrice rileva nel conto economico i canoni quali costi di esercizio. Applicando il metodo finanziario, invece, si da preminenza all'aspetto finanziario dell'operazione, ed è quindi la società utilizzatrice a rilevare il bene nel proprio attivo patrimoniale, con iscrizione contestuale tra le passività del relativo debito nei confronti della società concedente. I canoni contrattualmente pattuiti, non iscritti a conto economico, saranno suddivisi tra quote di capitale rimborsato (da portare in riduzione del debito residuo iscritto tra le passività dello stato patrimoniale) e quote di interessi (da rilevare, per competenza, come onere finanziario nel conto economico). Inoltre, la società utilizzatrice assoggetta il bene ad ammortamento secondo i medesimi criteri previsti per i beni in proprietà. Per converso, la società concedente non rileva il bene nel proprio attivo patrimoniale, ma un credito pari all'investimento netto dell'operazione. Successivamente, i canoni stabiliti in contratto verranno imputati in parte come riduzione del credito (quota capitale) ed in parte quale provento di natura finanziaria (quota interessi). Nella circolare viene osservato che sin dal 2005, di fatto, al fine di mantenere inalterato l'effetto tributario indipendentemente dal metodo di contabilizzazione adottato, i diversi provvedimenti normativi (compresa l'adozione del quadro EC), erano finalizzati a mantenere ferma la deducibilità. Tale finalità è però venuta meno cosicché allo stato attuale le regole di natura tributaria derivano strettamente dal metodo di contabilizzazione adottato.

La scelta tra i metodi. Una questione che si pone è quella della adozione del metodo di contabilizzazione e sulle relative conseguenze di natura tributaria è quella relativa alla possibilità che soggetti non tenuti né facoltizzati agli Ias abbiano invece utilizzato il principio Ias 17. Sul punto, deve essere ricordato che la scelta non è libera e l'eventuale applicazione del metodo in questione per il passato da parte di soggetti che non potevano di fatto utilizzare il metodo medesimo, non consentiva la deduzione fiscale sino a concorrenza del canone. Indirettamente, anche la circolare n. 7 afferma che l'applicazione del metodo finanziario è possibile dove ricorrano tutti i requisiti e dunque anche quelli soggettivi. Quindi, per il passato, il rinvio al concetto di «indipendentemente dal metodo contabile adottato» è da intendersi come finalizzato, esclusivamente, a garantire la deduzione da parte dei soggetti che potevano applicare gli Ias e non, dunque, come affermato anche in giurisprudenza a garantire la deducibilità anche in capo a soggetti che non potevano applicare i principi contabili internazionali ma, in relazione al leasing, hanno comunque adottato lo Ias 17.



 

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