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Il lavoro con Mussari e quelle accuse anonime apparse sulla Rete

Il suo telefono era sempre a disposizione dei cronisti, di quelli finanziari che seguono le vicende del Montepaschi, e di quelli senesi che gli chiedevano qualsiasi cosa, perché a Siena «Babbo Monte» era tutto. Ma era normale che David Rossi, il portavoce della banca senese, non rispondesse subito. Erano in tantissimi a chiamarlo, specialmente da quando era deflagrato lo «scandalo Montepaschi». Rigoroso, talvolta freddo e severo nel criticare quelle ricostruzioni giornalistiche che a suo dire erano troppo romanzate («Tirate sempre in ballo la massoneria, voi… è sempre buona per condire un pezzo!»), ma altrettanto disponibile. Anche ieri sera dopo le 19 il suo cellulare ha squillato per una chiamata del Corriere. A vuoto, purtroppo. Un’ora e mezza dopo ha deciso di gettarsi nel vuoto dalla finestra interna del suo ufficio a Rocca Salimbeni, la sede della banca più antica del mondo. Per Siena, dove tutti lo conoscevano per via della sua antica militanza giornalistica al «Cittadino» nei primi anni Novanta — dove pubblicò le liste dei massoni cittadini — e poi come portavoce storico di Giuseppe Mussari prima alla Fondazione Mps, dal 2001, e poi alla banca, dal 2006, è uno choc.
Nel mezzo della più grande crisi aziendale che si ricordi nella storia recente italiana aveva tenuto la barra della comunicazione: con l’amministratore delegato Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo aveva elaborato una strategia che si era rivelata vincente per scongiurare l’esito più nefasto, l’assalto dei depositanti agli sportelli che a un certo punto — l’ha ammesso lo stesso Viola — si era cominciato a intravedere. «Ai miei capi ho detto: è inutile inseguire i giornali, sono troppi, scrivono troppe cose, non possiamo stargli dietro», spiegava ai colleghi, «meglio andare sulle tv, alla Rai, su Sky, a spiegare davvero che cosa sta succedendo, a rassicurare i clienti, le persone». Era questo che ricordava fino a poco tempo fa. Aveva anche messo in piedi una «situation room» per gestire la comunicazione di crisi, di cui andava soddisfatto e che aveva riscosso il plauso dei nuovi vertici della banca. Lui che da storico dell’arte medievale si era reinventato esperto di comunicazione bancaria e finanziaria.
Proprio ieri sera Profumo e Viola, entrambi a Milano, erano sgomenti. Oggi si precipiteranno a Siena per capire meglio che cosa sia successo, i perché del gesto di Rossi, a cui avevano rinnovato e confermato «la fiducia assoluta» anche dopo la perquisizione che David aveva subìto lo scorso 19 febbraio in ufficio e anche a casa da parte della Guardia di Finanza su ordine dei pm di Siena che indagano sulla vicenda Antonveneta e sui buchi causati dai derivati nella gestione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. Non era indagato, i magistrati lo avevano chiarito fin da subito. E lo stesso Rossi si mostrava tranquillo: «Ma secondo te se avevo qualche problema stavo ancora qua?», ripeteva. Anche i colleghi che l’hanno visto fino a ieri pomeriggio non hanno notato nulla che facesse presagire un tale turbamento.
Eppure da quel giorno qualcosa in lui è cambiato, raccontano gli amici. Così lo ricorda David Taddei, suo socio ai tempi di Freelance, la prima agenzia di comunicazione che avevano insieme creato a Siena nel 1996: «Era turbato, parecchio. Ci siamo visti giovedì, si è aperto un poco, lui che era così riservato. “Ho sempre pensato di avere fatto il mio dovere”, raccontava, “ma poi quando ti succedono queste cose ti chiedi se hai fatto bene le cose”. Io lo rassicuravo: hai la coscienza a posto? E allora? Guarda, lo conoscevo da oltre vent’anni ed era tra le persone più corrette e oneste che abbia mai conosciuto». Eppure. Un tarlo aveva cominciato a farsi strada.
Pochi mesi fa aveva perso all’improvviso il padre, «anche di questo si lamentava: diceva che il suo babbo era stato molto male per via degli attacchi che apparivano in forma anonima sulla Rete». Voci anonime, incontrollate, pettegolezzi velenosi. Invece David pensava spesso alla sua banca, alla moglie Antonella, alla contrada della Lupa. E, dopo essersela presa, rideva dei pezzi troppo fantasiosi.

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