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Il gruppo Malacalza primo azionista di Banca Carige con il 10,5 per cento

La famiglia Malacalza diventa il primo azionista di Banca Carige con una quota del 10,5% del capitale e un investimento di 66,2 milioni (0,062 euro per azione) che sarà riconfermato con l’aumento di capitale di maggio, quando dovranno essere versati altri 70-80 milioni, per una spesa complessiva vicina ai 150 milioni. La presentazione dell’offerta, anticipata ieri da Repubblica , è stata discussa e approvata ieri all’unanimità dai consigli di indirizzo e di amministrazione della Fondazione Carige, l’ente che cede la quota di capitale della banca che consente appunto a Malacalza di diventare il primo azionista. Come si è appreso al termine dei consigli, la Fondazione aveva già limato la sua quota del 19%, vendendo sul mercato poco meno del 4% di capitale. Dopo la cessione del 10,5% a Malacalza, l’ente scenderà al 4,8, ma è probabile che quando scatterà l’aumento di capitale della banca da 700 milioni (ma si potrebbe anche salire fino a 800) sottoscriverà solo una piccolissima quota, attorno all’1-2%. Il patto parasociale firmato insieme alla cessione delle azioni a Malacalza, infatti, permette comunque all’ente guidato dal presidente Paolo Momigliano di mantenere un posto nel consiglio della banca e di partecipare a un tavolo di consultazione preventivo sulle decisioni strategiche dell’assemblea e del cda dell’istituto. E’ questa la sostanza di un’alleanza fatta per difendere e sostenere un territorio già così provato dalla crisi. L’obiettivo per mesi inseguito da Momigliano si concretizza così con l’operazione che fa di Malacalza, imprenditore a capo di un impero economico dagli interessi diversificati che va dalla siderurgia all’hi tech, anche un banchiere. «Io i miei figli Davide e Mattia — spiega Vittorio Malacalza — siamo stati contattati dalla Fondazione per valutare l’ingresso nel capitale della banca e abbiamo ritenuto, dopo un’attenta valutazione, che in questa fase della vita dell’istituto e della fondazione non potesse mancare l’impegno di una realtà imprenditoriale genovese che crede nelle prospettive di sviluppo dell’economia locale e italiana ». Più che un business, insomma (la banca ancora per un po’ non potrà dare utili e non potrà essere usata per sostenere proprie iniziative imprenditoriali per evitare conflitti di interessi) per Malacalza l’acquisto delle azioni appare come un’operazione di salvataggio a difesa del territorio. «Siamo consapevoli delle incertezze dello scenario economico — spiega infatti l’imprenditore — ma abbiamo deciso di investire per supportare Carige mettendo a disposizione, oltre ai capitali, il nostro patrimonio di conoscenza imprenditoriale, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo tradizionale della banca a supporto dello sviluppo economico del territorio». Possibile ora che la discesa in campo di Malacalza chiami altri investitori genovesi, grandi e piccoli gruppi imprenditoriali e famiglie della borghesia genovese in una sorta di “public company”, L’offerta, infatti, presentata alla Fondazione come industriale e non speculativa e di lungo periodo, è soprattutto “inclusiva”, cioè aperta a chi vorrà sostenere lo sviluppo della banca. Il primo banco di prova, con l’aumento di capitale che scatterà a maggio.

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