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Il gruppo Arvedi si fa avanti per l’Ilva

Anche il gruppo Arvedi muove sull’Ilva. L’azienda cremonese ha depositato nei giorni scorsi una manifestazione di interesse per gli asset del gruppo commissariato (formalmente di proprietà della famiglia Riva) e nei prossimi giorni dovrebbe avviare i primi incontri preliminari a Taranto per esaminare le questioni finanziarie, ambientali e industriali relative alla vicenda. L’iniziativa di Arvedi, confermano fonti industriali, è distinta dalla cordata ArcelorMittal-Marcegaglia e troverebbe l’appoggio di capitali e fondi esteri, in questo momento già impegnati per l’operazione Taranto. Il gruppo cremonese, raggiunto telefonicamente, preferisce non commentare. La disponibilità per «dare un contributo» alla normalizzazione della situazione tarantina (Arvedi, come Marcegaglia, non ha la dimensione finanziaria per permettersi un’operazione del genere in solitaria) era però già stata espressa mesi fa, a metà maggio. Il presidente Giovanni Arvedi aveva dichiarato di essere in contatto con il Governo, e di avere dato la disponibilità per trovare una soluzione alla questione tarantina. «L’Italia – aveva detto – non può fare a meno di Taranto: la soluzione per Ilva non è nè facile nè rapida, ma deve essere costruita». In questi mesi il lavoro di Arvedi è proseguito sotto traccia. E dopo le dichiarazioni di intenti, ora c’è il salto di qualità, con la formalizzazione ufficiale di un interesse. Il ruolo dell’azienda cremonese è da saldare con un partner in grado di offrire solide garanzie patrimoniali. Sul campo c’è Jindal south west con una proposta industriale (secondo la stampa indiana, però, gli «alti costi ambientali e sociali» potrebbero indurre il gruppo ad allontanarsi dal dossier), ma anche alcuni fondi di investimento. Arvedi può offrire, come Marcegaglia, la garanzia di un’italianità nell’operazione, cruciale in uno scenario in cui, inevitabilmente, la proprietà del più grande ciclo integrale italiano (ed europeo) andrà all’estero. Arvedi inoltre, secondo molti osservatori, può far leva, a differenza di ArcelorMittal, su un buon rapporto con la famiglia Riva. Il know how e la solidità industriale della acciaieria cremonese possono poi costituire un’altra carta strategica. Arvedi è impegnato proprio in queste settimane nel rilancio del sito di Servola, rilevato dalla Lucchini in amministrazione straordinaria. Nei giorni scorsi, all’indomani della firma ufficiale del contratto definitivo, il gruppo ha espresso «soddisfazione per il positivo esito raggiunto, frutto del sinergico impegno delle istituzioni locali». Il gruppo Arvedi nei giorni scorsi ha affermato di essere intenzionato a «lavorare con professionalità, impegno, trasparenza e realismo per realizzare i progetti previsti dal piano industriale e per i successivi sviluppi». Nelle prossime settimane sarà rimesso in funzione l’altoforno per la produzione della ghisa: Arvedi punta ad integrare il sito di Trieste (dove avvierà produzioni ad alto valore aggiunto) con il quartier generale di Cremona, migliorando la qualità della produzione in un contesto di mercato in cui l’accesso al rottame è sempre più difficoltoso. Anche gli asset dell’Ilva (oltre a Taranto, il sito di Novi Ligure e di Cornigliano) potrebbero essere sinergici all’assetto del gruppo cremonese. Inevitabilmente, secondo gli addetti ai lavori, le potenzialità produttive di Taranto (può produrre fino a 8-9 milioni di tonnellate all’anno) dovranno essere ridimensionate: il piano di cessione degli asset del gruppo guidato dal commissario Piero Gnudi potrebbe portare, soprattutto con la presenza di Marcegaglia o Arvedi nella partita, a una riorganizzazione e a una razionalizzazione del settore dei piani in Italia. Arvedi intanto ha accolto nei giorni scorsi nel quartier generale di Cremona una delegazione di Aist, associazione americana dei produttori di acciaio, con la finalità di promuovere lo sviluppo tecnico dei processi produttivi siderurgici. I delegati hanno visitato le tecnologie Arvedi Isp e Esp utilizzate per le fasi di colaggio e laminazione dei coils, che consentono di ottenere prodotti di qualità con un ciclo operativo compatto (proprio in questi giorni, ironia della sorte, la produzione dell’acciaieria si è fermata a causa di un guasto ai cavi dell’alta tensione). Recentemente Arvedi ha ceduto alla cinese Rizhao Steel la propria tecnologia, funzionale a realizzare 4 linee produttive da 8 milioni di tonnellate. Nel futuro questo tipo di iniziativa potrebbe essere replicata proprio con alcuni partner americani.

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