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Il grande tonfo di Montepaschi Consob blocca la speculazione

MILANO — Le preoccupazioni per la fuga dei depositi e le previsioni negative degli analisti su Mps dopo i 3,2 miliardi di perdite del 2012 hanno travolto ieri il titolo della banca senese, arrivato a perdere fino al 13% prima che la Consob intervenisse bloccando tutte le vendite allo scoperto, dalle 14,30 di ieri e per tutta la giornata di oggi. Solo l’azione della Commissione presieduta da Giuseppe Vegas è riuscita a contenere le spinte al ribasso, consentendo a Mps di recuperare parte del valore: alla fine il risultato è di un -2,18% a 0,1798 euro. Ad oggi Mps capitalizza appena 2,16 miliardi.
«È stata una reazione alla rivelazione di una fuga di “alcuni miliardi” di depositi in seguito allo scandalo dei derivati contenuta nelle carte dell’azione di responsabilità contro gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni», è la lettura di un analista di un’importante banca estera, «anche se Mps aveva già chiarito a inizio febbraio che si è trattato di un fenomeno contenuto e già rientrato». Dai dati della banca emerge che nell’ultimo trimestre del 2012 la raccolta dai conti correnti è diminuita del 3,4% pur restando nel complesso stabile (mentre è a -5,7% rispetto a un anno prima).
Nonostante l’amministratore delegato del gruppo, Fabrizio Viola, abbia parlato di un «bilancio di svolta che fa pulizia», gli analisti sono rimasti colpiti sia dall’entità delle svalutazioni — 1,6 miliardi più altri 900 milioni per le pressioni di Banca d’Italia sul sistema bancario nazionale — sia dal fatto che il Montepaschi non riuscirà per anni a staccare un dividendo, perché dovrà destinare l’eventuale utile al pagamento degli interessi sui 4,07 miliardi di aiuto di Stato (i Monti bond). Per Exane-Bnp Paribas questo avverrà fino al 2019, perché solo quell’anno potrà riuscire a rimborsare l’aiuto di Stato, tre anni più tardi rispetto alle stime di Mps di una restituzione nel 2016 (risalente però a un periodo precedente ai 700 milioni di nuove perdite causate dai derivati). Per questo motivo la casa d’affari ha emesso un giudizio «underperform» con un prezzo obiettivo a 0,1 euro. Tra gli altri, Banca Imi ha un target price a 0,17 euro (sell), Deutsche Bank a 0,15 euro (sell), Ubs a 0,19 (neutral).
È stata invece una positiva sorpresa per gli analisti la possibilità di dedurre fiscalmente gli interessi sui Monti bond. Di fatto in questo modo il pagamento effettivo sarà inferiore dai previsti 360 milioni, a differenza di quanto avveniva con i vecchi Tremonti bond i cui interessi dell’8,5% non erano fiscalmente deducibili (tuttavia essi non si pagavano in caso di perdita, mentre vanno sempre staccati per i nuovi aiuti di Stato). Anche il taglio dei costi è stato visto positivamente, anche se il problema di Mps resta quello dei ricavi.
La banca ha scarsi margini di interesse a causa, da un lato, dei tassi di interesse molto bassi e, dall’altro, per i contratti derivati sui Btp, che non consentono a Mps di godere appieno delle cedole dei titoli di Stato. Al contrario, la banca resta esposta pesantemente alle oscillazioni dello spread: un punto in più o in meno corrisponde a 160 milioni di margine di interesse. Anche i crediti in sofferenza hanno adesso una copertura tra le più elevate del sistema, pari al 57,9%. Nonostante questo, secondo Ubs la banca vale appena 0,4 volte il patrimonio tangibile, contro una media di 0,9 volte.

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