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Il grande balzo dell’economia Usa

L’economia americana è tornata a marciare di buona lena nel secondo trimestre dell’anno: il prodotto interno lordo, trainato dalla spesa al consumo e dagli investimenti aziendali, si è lasciato alle spalle la contrazione invernale, avanzando al passo del 4% e battendo di un intero punto percentuale le previsioni medie degli analisti.
Il dipartimento al Commercio ha anche ridimensionato la flessione dei primi tre mesi dell’anno, al 2,1% dal 2,9 per cento. E, al termine di revisioni su dati storici, ha offerto nuove prove di vitalità di una faticosa ripresa ormai iniziata cinque anni or sono alzando la crescita del secondo semestre 2013 al 4%, i migliori sei mesi da un decennio a questa parte.
L’accelerazione dell’espansione è stata registrata dalla Federal Reserve a conclusione di un vertice di due giorni. «L’attività economica ha recuperato nel secondo trimestre», ha indicato nel comunicato, citando progressi sul mercato del lavoro e aumenti dell’inflazione.
Il giudizio incoraggiante non ha tuttavia modificato nell’immediato le strategie della Fed: la Banca centrale ha confermato il tapering, cioè il ritiro degli stimoli straordinari del quantitative easing da completare entro ottobre, riducendo di altri dieci miliardi mensili a 25 miliardi gli acquisti di asset. Ma ha mantenuto invariato l’impegno a tassi di interesse vicini allo zero «per un periodo considerevole» dopo il tapering, evitando di sbilanciarsi su possibili anticipazioni di aumenti del costo del denaro.
Le incertezze sui tempi di una stretta di politica monetaria, oggi attesa non prima della metà dell’anno prossimo, hanno pesato sulla Borsa che ha perso quota dopo iniziali rialzi. «Il Pil è andato bene ma il timore è che Wall Street si sia già spinta molto in alto», ha affermato Tom Sudyka di Lawson Kroeker Investment Management.
La maggioranza del board della Fed, in particolare, ha indicato che al centro delle sue preoccupazioni c’è ancora un mercato del lavoro che considera afflitto da debolezza. Il dato sull’occupazione di luglio è in arrivo domani, dopo cinque mesi consecutivi di guadagni superiori ai 200mila impieghi. Il sondaggio Adp sul settore privato ieri ha mostrato la creazione di 218mila posti di lavoro nell’ultimo mese, un andamento solido ma inferiore alle attese di 230mila.
E gli stessi dati del Pil potrebbero celare una realtà meno brillante di quanto appaia: quando misurato rispetto all’anno scorso, un paragone tenuto in conto dalla Fed, il passo della crescita nel secondo trimestre è stato più modesto, pari al 2,4 per cento. Ryan Wang di Hsbc ha previsto per la seconda metà dell’anno una più moderata crescita del 2,5% e per tutto il 2014 un passo dell’1,7%, inferiore alle speranze della Banca centrale.
Il recupero dell’espansione, tra aprile e giugno, è stato però generalizzato rispetto alla gelata del primo trimestre.
La spesa dei consumatori, che rappresenta oltre i due terzi dell’economia, è lievitata del 2,5% invece che dell’1,2% finora stimato e dell’1,9% pronosticato, portando in dote al Pil 1,7 punti percentuali. L’impennata è avvenuta grazie a un balzo del 14% negli acquisti di beni durevoli, dalle auto agli elettrodomestici, che è stato il più robusto dal terzo trimestre del 2009.
Gli investimenti aziendali in strutture, macchinari e proprietà intellettuale sono lievitati del 5,5% dopo una frenata all’1,6% nel trimestre precedente. Le imprese, in un ulteriore segno di ottimismo, hanno ripreso ad accumulare scorte di magazzino al passo annuale di 93,4 miliardi, che ha a sua volta aggiunto 1,7 punti all’output. Anche la spesa pubblica, nonostante il clima di austerità, è tornata a sostenere il Pil con un aumento dell’1,6% (+3,1% a livello statale e locale). Soltanto la bilancia commerciale, davanti a un aumento del deficit nell’interscambio, ha sottratto 0,6 punti percentuali al Pil.
Sull’inflazione, altro fattore decisivo per il destino della politica monetaria, sono affiorate tensioni ancora sotto controllo: l’indice dei prezzi contenuto nel Pil, legato ai consumi personali, è salito al passo del 2,3%, più del target del 2% adottato dalla Fed per la prima volta dal 2012, ma l’incremento è solo dell’1,6% nell’ultimo anno.

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