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Il governo vuole salvare la delega fiscale

ROMA — La delega fiscale torna in pista, con una possibile deroga al calendario dei lavori del Senato e i favori del governo, ma la maggioranza sembra sempre più sfilacciata e il via libera al provvedimento è a rischio. A traballare non è solo la delega fiscale, ma anche altri provvedimenti economici che erano arrivati in vista del traguardo. Anche sul decreto per tagliare i costi della politica negli enti locali, sempre al Senato, la confusione regna sovrana, con i parlamentari della maggioranza, anche a causa dello sfaldamento del PdL, che si muovono ormai in ordine sparso.
A riaccendere la speranza sul cammino della delega fiscale è la possibilità di una deroga che il Senato potrebbe chiedere per continuarne l’esame contemporaneamente alla sessione di bilancio. «Spero che il disegno di legge non si sia arenato — ha detto ieri il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli —. La delega è molto importante, contiene aspetti fondamentali per chiarire il nostro apparato tributario, il catasto e molte altre cose e il governo si impegnerà perché il cammino del provvedimento si possa concludere con successo. Spero che con la collaborazione del Parlamento si possa definire un percorso in tempi utili» ha aggiunto il titolare dell’Economia, che per inciso, ieri, ha confermato il versamento dell’ultima rata Imu al 17 dicembre, con la proroga della dichiarazione al 4 febbraio prossimo.
Anche l’Associazione bancaria e la Confindustria premono perché la delega non resti lettera morta, Confedilizia spinge perché almeno venga salvata la riforma del catasto. Dopo la bocciatura dell’Aula del Senato il disegno di legge è tornato in commissione Bilancio, dove è stato riaperto il termine per gli emendamenti e si sta profilando l’ipotesi della deroga. Ma non è chiaro se le forze politiche abbiano davvero l’interesse a finalizzare la riforma fiscale, o puntino solo a guadagnare tempo, lasciandosi libere le mani su un argomento cruciale in campagna elettorale. Fatto sta che in Senato è bloccato anche il decreto sui costi della politica. Era atteso oggi in Aula, dove il governo porrà la fiducia, ma in commissione il lavoro procede a rilento.
Gli emendamenti più importanti, anche quelli concordati dai relatori con il governo, sono stati per il momento accantonati. Compreso quello che impedirebbe ai Comuni di affidare la riscossione dei tributi a società private, obbligandoli ad avvalersi di società controllate o a rivolgersi al consorzio dell’Anci. O quello che attribuisce al regolamento del Tesoro sul pagamento dell’Imu da parte della Chiesa e degli enti non profit un rango di legge, rendendo possibile solo il ricorso alla Consulta.
Si discute sui fondi pubblici per aiutare i Comuni in dissesto, sul pagamento delle tasse nei Comuni colpiti dal terremoto. L’ex ministro udc Carlo Giovanardi insiste per la riapertura del condono edilizio in Campania, per utilizzarne il ricavato, tre miliardi, per la ricostruzione di Emilia e Lombardia. Sia il decreto che la delega fiscale, se approvati dal Senato, dovranno tornare alla Camera. La conversione in legge è a rischio visti i tempi e il calendario parlamentare, occupato dalla sessione di bilancio. Nel frattempo il governo prepara il classico Milleproroghe di fine anno: l’ultimo treno della legislatura, per gli ultimi assalti parlamentari.

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