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Il governo: “Vendere RaiWay anche con trattativa privata”

Una quota, fino al 49%, di RaiWay finirà sul mercato con le buone o con le cattive. Attraverso la strada maestra della quotazione in Borsa (e la Rai ci sta già lavorando). Oppure, se il collocamento a Piazza Affari dovesse naufragare, con una “trattativa privata” tra il vertice di Viale Mazzini e i possibili compratori. Il doppio binario è previsto, nero su bianco, dal decreto legge del governo che fissa i paletti della quotazione di RaiWay, società della tv di Stato proprietaria dei ripetitori, e non solo. In pancia ha una rete di satelliti; due centri di controllo a Roma e Milano, oltre alle 2300 stazioni «trasmittenti e ripetitrici».

Il decreto, che sarà licenziato da Palazzo Chigi nelle prossime ore, detta pochi princìpi molto chiari. Intanto c’è scritto che il controllo della società resterà pubblico. In altre parole, la Rai venderà fino al 49% di RaiWay mentre tratterrà per sé almeno il 51%. Questa vendita del 49% potrà avvenire in una o più soluzioni. E sarà realizzata, se possibile, attraverso una Ipo. Viale Mazzini, dunque, riceve semaforo verde e tenterà la strada della quotazione alla Borsa di Milano, forse già a ottobre. Ma sull’offerta si stagliano le possibili turbolenze dei mercati che si faranno tempesta se, ad esempio, si aggraveranno le crisi internazionali, dall’Ucraina all’Iraq. Per questo il governo Renzi – d’intesa con il vertice della televisione di Stato – predispone un Piano B. La Rai è autorizzata a condurre anche una «negoziazione diretta » – si legge – con i potenziali acquirenti. L’operazione RaiWay è blindata, dunque, perché le azioni saranno vendute in Borsa oppure, in seconda battuta e se necessario, con questa “trattativa privata”.
Oltre a scrivere decreti, il governo ragiona sulle strategie di lungo respiro. E un piano riservato prevedeva di assegnare un ruolo chiave alla Cdp Reti. Questa società, proprietà al 100 per cento della Cassa Depositi e Prestiti, detiene il 30% di Snam Spa (gas) e il 29,8% di Terna Spa (attiva nella energia elettrica). Si tratta, dunque, di un soggetto pubblico di un certo peso, candidato naturale a diventare cabina di regìa per tutte le infrastrutture strategiche. Sotto il suo ombrello – nel piano del governo – sarebbe finita anche la parte di RaiWay rimasta in portafoglio a Viale Mazzini dopo la privatizzazione parziale della società dei ripetitori. Questo progetto, però, è accantonato perché il 30 luglio investitori stranieri, graditi certo ma anche in po’ ingombranti, sono entrati con forza nel capitale di Cdp Reti. In particolare, il 35% di Cdp Reti è ora proprietà di State Grid International Development Limited (Sgid), società controllata da State Grid Corporation of China. I cinesi insomma hanno messo un piede dentro la nostra “scatola” pubblica del gas e dell’energia. Ma non potranno avvicinarsi, per adesso, ai ripetitori della Rai che resteranno fuori dall’orbita di Cdp Reti.
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