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Il governo tira dritto, decreto in settimana

ROMA — Il premier Mario Monti ha cominciato rassicurando i suoi interlocutori che non impugnerà «l’accetta» per tagliare la spesa pubblica. Ma i sindacati già minacciano lo sciopero generale, dopo l’incontro di ieri mattina a Palazzo Chigi. Prima delle parti sociali il governo aveva visto Regioni, Province e Comuni. Il tutto in vista del decreto sulla spending review che dovrebbe essere approvato entro la settimana. È bastata la premessa che per scongiurare l’aumento dell’Iva non bastano 4,2 miliardi (cifra annunciata ad aprile come target iniziale), unita all’elenco di tagli profilati con drastici interventi sull’organico della pubblica amministrazione, a mal disporre i sindacati, che da giorni minacciano trincee, e a suscitare preoccupazione nei governatori, che paventano il taglio di servizi fondamentali.
Il lavoro del supercommissario Enrico Bondi — ha spiegato lui stesso durante gli incontri — si è concentrato sulla pubblica amministrazione, ha passato al setaccio 60 miliardi di spesa per beni e servizi, individuato spese eccessive e proposto benchmark. Il provvedimento che verrà deciso forse venerdì presenterà interventi capillari, dalla riduzione dei costi nella Pubblica amministrazione e della Sanità, e non dovrebbe tralasciare ferie, buoni pasto, canoni d’affitto. Cifre complessive il capo del governo non ne ha date, né nella bozza circolata dopo gli incontri, smentita in serata da Palazzo Chigi, è precisato l’impatto dei tagli. Per questo i leader sindacali si riservano di vedere il decreto e studiarne l’impatto, ma l’assenza di «concertazione» fa dire alla numero uno della Cgil, Susanna Camusso che «abbiamo trovato un governo reticente e criptico». È lapidario il leader della Uil, Luigi Angeletti: «Una carezza alla politica e una stangata per i lavoratori». Anche Raffaele Bonanni (Cisl) dice che Monti non l’ha convinto e aggiunge: «Se il Governo pensa di fare da solo vedremo anche noi cosa fare».
Dopo l’incontro, slittato dalle 9 a ora di pranzo, i segretari hanno ribadito che non è escluso lo sciopero generale contro il taglio degli statali. Positivo il commento degli industriali, con il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che parla di «un buon inizio». Mentre i rappresentanti delle Regioni, che oggi incontreranno il ministro della Salute Balduzzi, sono usciti delusi dall’assenza di dettagli. Per il presidente della Lombardia Formigoni, «il governo non sta portando avanti una revisione dei tagli agli sprechi, ma apportando una sforbiciata a Sanità e trasporto pubblico». Mentre i Comuni si dichiarano «disponibili a lavorare sui costi standard», non sui tagli «estemporanei e parziali» proposti da Bondi.
Preso atto delle posizioni, il governo andrà dritto. Per quanto riguarda i tagli di personale, 20% dei dirigenti pubblici e 10% dei dipendenti, il ministro Patroni Griffi ha precisato che si procederà solo dopo la verifica delle piante organiche. In ogni caso anche questa parte più contestata sarà inserita nel decreto, né al ministero prevedono altri incontri con i sindacati.
Del resto la road map è già stata tracciata dal premier che ha spiegato che la spending review sarà articolata in tre fasi: quella avviata con i tagli alla presidenza del Consiglio ed al Tesoro; il decreto legge in discussione; e una terza tra qualche settimana con un altro decreto per la riorganizzazione delle amministrazioni periferiche, con l’eventuale taglio delle Province. Quanto l’intervento sia prioritario lo ha confermato il vice-ministro del Tesoro, Vittorio Grilli: «L’Italia è sorvegliata speciale nell’Eurozona».

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