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Il Governo tedesco lancia la riforma «soft» per le banche

Il Governo tedesco approverà oggi una proposta di nuove regole per le banche, che prevede tra l’altro la separazione delle attività bancarie tradizionali da alcune attività di banca d’investimento, con l’obiettivo di evitare che i contribuenti si trovino a dover salvare quegli istituti che incorrano in perdite per le loro operazioni più rischiose.
La regolamentazione bancaria è ormai diventata a tutti gli effetti un tema della campagna elettorale in Germania, in vista del voto del prossimo settembre, dopo che il candidato dell’opposizione socialdemocratica, l’ex ministro delle Finanze Peer Steinbrueck ha avviato la sua campagna con una forte polemica anti-banche e dichiarato di voler mettere in atto regole stringenti per la separazione delle operazioni di banca commerciale da quelle di investment banking. Con l’iniziativa di oggi, la coalizione che sostiene il cancelliere Angela Merkel vuole coprirsi da possibili accuse da parte dell’opposizione di essere troppo vicina agli interessi delle banche.
La legge entrerebbe in vigore a partire dal 2014 per completare poi la separazione delle attività entro metà dell’anno successivo. Le nuove norme introducono inoltre il carcere fino a cinque anni, oltre a sanzioni pecuniarie, per quei banchieri che vengano meno ai propri obblighi fiduciari o assumano rischi eccessivi in modo che metta a repentaglio la sopravvivenza della banca.
Il progetto del Governo prescrive che le banche formino un’entità separata quando le loro attività di trading per conto proprio superino il 20% del bilancio o i 100 miliardi di euro di attività. Sarà proibito utilizzare la raccolta dei depositi bancari per finanziare queste unità separate, o per fare prestiti a hedge fund o fondi di private equity. Secondo diversi analisti, gli effetti delle nuove regole riguarderebbero una dozzina di banche, anche se si ritiene che coinvolgerà principalmente Deutsche Bank, che ha le attività di investment banking più rilevanti. Peraltro, dopo la crisi finanziaria, Deutsche ha già iniziato a ridurre il proprietary trading. Le banche ritengono che spesso sia difficile separare le attività di trading svolte per conto proprio da quelle svolte per conto dei clienti.
La proposta, elaborata dallo staff del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, è meno radicale di quella di Steinbrueck, ha invece diversi punti in comune con quella avzanzata dal Governo francese. E’ anche meno ambiziosa di quella presentata nei mesi scorsi dal gruppo di esperti europei, presieduto dal governatore della Banca centrale finlandese, Erkki Likkanen, e di quella annunciata questa settimana dal Governo britannico. Una completa separazione dell’attività bancaria tradizionale e di tutto il trading sarebbe stata assai più onerosa per le banche universali come Deutsche e le grandi banche francesi. L’orientamento assunto da Germania e Francia rende improbabile che regole più rigide come quelle proposte da Liikanen vengano adottate a livello europeo e il commissario europeo Michel Barnier ha già indicato che la proposta della Commissione sarà più morbida.
La questione è ampiamente dibattuta in Europa anche a livello tecnico. Un parere pubblicato alla fine di gennaio dalla Banca centrale europea sostiene che le proposte del gruppo Liikanen forniscono “passi importanti verso il rafforzamento della robustezza del sistema finanzario”. Ma la Bce ritiene anche che vada condotto urgentemente uno studio del loro impatto e solleva il problema degli effetti diversi che le proposte avrebbero nei diversi Paesi, data la diversa struttura dei sistemi bancari. Questo, osserva il documento della Bce, rischia di creare divergenze nel costo del capitale e possibili conseguenze indesiderate sull’economia reale dei Paesi europei.

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