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Il governo studia i tagli, si parte quest’anno

ROMA — «Un pacchetto di risparmi immediati e un metodo per il futuro». La spending review che arriverà oggi sul tavolo del Consiglio dei Ministri, conferma Palazzo Chigi, servirà anche ad operare un taglio alla spesa pubblica già sul bilancio del 2012. L’importo è ancora da determinare e difficilmente il governo si spingerà a definirlo già in questa fase. «Al presidente del Consiglio non piace creare aspettative fornendo cifre non certe», riferiscono le stesse fonti. Anche se la prospettiva di dare una sforbiciata al bilancio di 3 o 4 miliardi, già da quest’anno, viene ritenuta realistica dai tecnici che seguono il dossier.
Servirebbero a rinviare l’aumento dell’Iva previsto ad ottobre fino all’inizio del prossimo anno, e magari ridurre l’incremento delle aliquote che altrimenti salirebbero già da quest’anno dal 10 al 12% (quella agevolata) e dal 21 al 23% (quella ordinaria), con la prospettiva di un ulteriore aumento di mezzo punto a gennaio del 2014. Il gettito della manovra sull’Iva vale 3,2 miliardi solo negli ultimi due mesi di quest’anno, ma poi lievita a 13,1 miliardi di euro nel 2013 e a ben 16,4 miliardi di euro nel 2014 quando sarà scattato anche l’ultimo aumento previsto dal decreto Salva-Italia.
I 3 o 4 miliardi di risparmi che grazie al metodo della spending review sarebbe possibile realizzare immediatamente, spiegano le stesse fonti di Palazzo Chigi, sarebbero in ogni caso strutturali. Ed in quella misura potrebbero dunque consentire una riduzione altrettanto strutturale dell’Iva. Sul piano dei tagli, però, molto difficilmente si andrà oltre questo passaggio.
La spending review è un metodo, un sistema diverso di costruzione del bilancio pubblico, dove invece di discutere di quanto aumentare o ridurre un certo capitolo di spesa, vengono rimesse in discussione tutte le voci. E presuppone una minuziosa mappatura di tutte le leggi di spesa, che sono 21 mila, e scelte politiche radicali, sulle quali difficilmente il governo Monti si spingerà. «L’obiettivo è quello di individuare il metodo e gli strumenti per entrare nella macchina amministrativa dello Stato, ridurne i costi e migliorare l’efficienza dei servizi. Non c’è l’idea di eliminarli» dicono ancora a Palazzo Chigi.
Al ministro per i rapporti con il Parlamento Pietro Giarda, che sta curando il rapporto sulla revisione della spesa, dovrebbe intanto essere affidata una task-force per dare attuazione ai primi tagli da realizzare entro l’anno. Smorzare l’impatto dell’Iva è l’obiettivo principale, ma sarà realizzabile solo se tutti gli altri tagli già previsti dalle manovre del 2011 saranno effettivamente applicati. E non sono certo pochi, perché solo sui ministeri ci sono 6 miliardi di tagli sul 2012 e 2,5 sul 2013, (ed è a questo, e non alla spending review, che servono i piani di risparmio che stanno mettendo a punto Giustizia, Interni, Difesa e gli altri dicasteri), per una riduzione della spesa complessiva di 13 miliardi da qui al 2013. Rispetto ai quali il beneficio dell’abolizione delle Province, che la Bce (Banca centrale europea) è tornata ieri a sollecitare, rappresenta una goccia nell’oceano. Secondo la Ragioneria, l’amministrazione delle Province (perché non si può immaginare di tagliare le funzioni e il personale) costa circa 130 milioni l’anno. E già il decreto Salva-Italia le svuota di funzioni, con un risparmio atteso di 65 milioni di euro.

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