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Il Governo stringe sul riassetto Cdp

Il governo stringe le maglie sul rinnovo dei vertici di Cassa. Ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ricevuto a Via XX Settembre l’amministratore delegato di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, al quale avrebbe chiesto un passo indietro. Sulle intenzioni del numero uno della controllata del Tesoro (che ne detiene l’80,1% per cento, mentre le Fondazioni sono azioniste del 18.4%), vige il più assoluto riserbo. La mossa del titolare dell’Economia non ha certo colto di sorpresa Gorno Tempini, ma molti lo descrivono comunque amareggiato per la scelta di Via XX Settembre di procedere alla sua sostituzione prima della scadenza naturale (che scatterebbe con l’approvazione del bilancio 2015). 
Il faccia a faccia tra i due sarebbe stato poi seguito dall’incontro tra il ministro e Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri, che mercoledì aveva ricevuto dalle 64 fondazioni socie di Cassa il mandato a chiedere un chiarimento al Mef e all’esecutivo sulla missione e la governance future di Cdp.
I prossimi giorni saranno quindi cruciali per capire quale sarà la decisione del numero uno di?Cdp. Se Gorno Tempini opterà per le dimissioni – per la sua poltrona è in pole position l’attuale ad di Bnl-Bnp Paribas, Fabio Gallia – si aprirebbero a quel punto due possibili strade per finalizzare il ricambio. Lo step successivo dovrebbe essere una riunione del cda chiamata a prendere atto, a quel punto, del passo indietro dell’ad e a cooptare il sostituto indicato dal Mef, che dovrebbe comunque poi passare il vaglio successivo dell’assemblea dei soci. L’altra via potrebbe portare invece direttamente all’assise degli azionisti che dovrebbe confermare in modo definitivo il nuovo membro indicato dal Tesoro per l’avvicendamento.
Se dunque l’iter per il passaggio del testimone tra Gorno Tempini e Gallia sembra ormai avviato, resta ancora da sciogliere il destino del presidente, Franco Bassanini. Ieri, come detto, il numero uno dell’Acri?Guzzetti ha incontrato il ministro per rappresentargli le non poche preoccupazioni emerse il giorno prima nel corso della riunione che ha visto sedersi attorno a un tavolo tutti i rappresentanti degli enti soci di Via Goito. A Padoan, il presidente dell’Acri avrebbe quindi espresso le perplessità degli istituti, soprattutto dei più piccoli, preoccupati che un eventuale cambio della mission di Cdp possa impattare sulla sua capacità di remunerare i soci in modo significativo come avvenuto fino a questo momento. L’eventuale apertura della Cassa a investimenti e operazioni più rischiosi – bloccati attualmente dallo statuto di Cdp – avrebbe infatti allarmato, e non poco, alcune delle fondazioni azioniste che sarebbero pronte anche all’uscita se l’esecutivo andasse avanti con il suo progetto su Cdp.
Ma il confronto tra i due avrebbe affrontato anche il tema della sostituzione di Bassanini. L’attuale equilibrio tra i due soci della Cassa prevede infatti che la nomina del presidente spetti alle fondazioni e i rumors insistenti di questi giorni su un possibile cambio (si fa il nome di Claudio Costamagna per la presidenza) ha fatto scattare il campanello d’allarme tra gli enti azionisti di Via Goito che sembrerebbero poco propensi a rinunciare a una figura che in questi anni ne ha salvaguardato gli interessi.
Insomma, il finale della partita, almeno su questo fronte, pare ancora aperto.?Vero è che il Mef potrebbe anche procedere unilateralmente al cambio dei vertici sfruttando un passaggio dello statuto di Cassa laddove si prevede che il cda «si intende cessato con tutti gli effetti di legge» se «la maggioranza degli amministratori per dimissioni od altre cause cessino dall’ufficio», dal momento che ben cinque dei nove rappresentanti del board sono stati indicati proprio da Via XX?Settembre. È chiaro però che questa eventualità rappresenta l’estrema ratio e che il Tesoro non vuole andare al muro contro muro con le Fondazioni. Senza contare che certi timori su possibili cambi di strategia non arrivano solo dai soci di minoranza della Cassa. Ieri, infatti, anche l’ad di UniCredit, Federico Ghizzoni, non ha mancato di manifestare qualche dubbio sulle voci di un possibile cambio di rotta per la mission di Cdp. «Si sentono dire molte cose» su Cdp come «riforma, fusione a due o a tre, vediamo che cosa verrà deciso – ha spiegato ieri Ghizzoni -. L’importante è che non si torni a modelli del passato, del tipo vecchia Iri». L’obiettivo dovrebbe essere, ha chiarito, «un istituto che sostiene settori strategici, lo sviluppo dell’economia italiana con interventi mirati che hanno una logica dal punto di vista economica e che non distruggano valore. Invece, è da evitare una situazione di interventi dirigistici sull’economia perché sarebbero abbastanza in contrasto con il libero mercato ma anche con quello che l’attuale Governo sta predicando, ma i miei però sono solo auspici».
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