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Il governo sfida Bruxelles Piano lavoro fuori dal deficit con bonus a chi assume giovani

SARTEANO — «Abbiamo solo un colpo in canna e non possiamo sprecarlo», dice uno dei ministri appena arrivato a Sarteano all’abbazia di Spineto per il raduno del governo. Per Imu e cassa integrazione si troveranno le risorse, ma la vera emergenza è il lavoro, in particolare quello giovanile. È su questo che non sono ammessi errori. Ed è una partita che il premier Enrico Letta, insieme ai ministri Fabrizio Saccomanni (Economia) e Enrico Giovannini (Lavoro), sa ben che va giocata su un doppio piano: quello domestico ma soprattutto quello europeo. Perché è l’Europa che può liberare le risorse per far ripartire la crescita e l’occupazione. Ci sono tra i 10 e i 12 miliardi di euro che possono essere tradotti in investimenti ma anche in politiche per il lavoro se solo si riuscisse a inserire i costi di queste ultime all’interno della golden rule, quella regola che esclude le spese per lo sviluppo dai vincoli del 3 per cento per il rapporto deficit-Pil. La strategia del governo Letta punta a questo. Altre strade non sembra ce ne siano viste le difficoltà a reperire le risorse per rifinanziare la cassa integrazione in deroga (1-1,5 miliardi) e a garantire ai Comuni un’entrata di circa due miliardi pari al gettito della rata dell’Imu sulla prima casa che dovrebbe essere prima sospesa e poi superata. Senza considerare che si vorrebbe scongiurare pure l’aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento che altrimenti scatterebbe da luglio con effetti negativi su una domanda che per alcuni beni è tornata indietro agli anni Novanta.
«La priorità assoluta» ha detto Letta in Parlamento, e l’ha ripetuto in altre occasione, è la lotta alla disoccupazione giovanile che rasenta in media il 38 per cento ma che tocca il 50 per cento in alcune aree del Mezzogiorno. L’ambizione del governo è di provare a promuovere un’azione corale simile a quella che si ebbe quando l’obiettivo era entrare tra i paesi fondatori della moneta unica. E oggi, tra l’altro, paghiamo proprio il fatto di avere sprecato il dividendo euro.
Decisiva in questa prospettiva è l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo.
Traguardo ormai scontato e che sarà superato a fine mese. Siamo tra i paesi più virtuosi da questo punto di vista, Francia e Spagna ad per esempio hanno chiesto e ottenuto più tempo per il pareggio di bilancio. Oggi il ministro dell’Economia Saccomanni sarà alla riunione dell’Eurogruppo a rassicurare i partner sulla continuità dell’azione di governo nel controllo dei conti pubblici, tanto più che la progressiva discesa dello spread permette nel tempo di ridurre la spesa per gli interessi sul debito. Dunque, non ci può essere nessuno sbandamento per muoversi con autorevolezza e credibilità al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno quando si tratterà, appunto, di tentare di allargare le maglie della golden rule. Letta ha già trovato un importante alleato nel presidente del Parlamento europeo Martin Shulz che proprio la scorsa settimana al termine dell’incontro con il premier italiano ha proposto di anticipare al 2014-2015 il piano europeo della “youth garantee” che stanzia sei miliardi di euro per il 2014-2020 per consentire ai giovani sotto i 25 anni che perdono il lavoro o che escono dalla scuola di ricevere, entro quattro mesi, un’opportunità per essere occupati o formati. Il 2020 — non solo per Shulz ma anche per il governo italiano — è troppo lontano se si vuole evitare di perdere un’intera generazione (“generation jobless”, secondo l’Economistdi un paio di settimane fa). E, in ogni caso servirebbero più risorse, perché i 6 miliardi sono per tutti i paesi dell’Unione.
L’anticipo del “youth garantee” e l’aggiornamento della golden rule potrebbero permettere di premere sulle politiche per il lavoro. A quel punto potrebbero tradursi in provvedimenti le proposte di sgravi fiscali a favore di chi assume i giovani (si va dal taglio netto dei contributi per i primi anni a soluzioni intermedie) ma anche alcune delle ipotesi di modifica della riforma del lavoro e delle pensioni che possano avere impatto sui conti. Non tanto la prevista riduzione dell’intervallo tra un contratto a termine e un altro, quanto, per esempio, l’idea della staffetta anziani giovani sul posto di lavoro che dovrà comunque garantire al lavoratore più anziano di non perdere i contributi sociali nonostante la possibile riduzione dell’orario. Ma tutto questo verrà dopo, prima bisognerà vincere la partita in Europa.

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