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Il Governo promette aiuti sui debiti

«Faremo tutto il necessario per sostenere le imprese». Nel suo intervento all’assemblea di Assolombarda il ministro dell’Economia Daniele Franco ha voluto dare un messaggio inequivocabile al mondo produttivo, atteso alla prova del cambio di fase che dall’emergenza stretta porta alla ricostruzione.

In questo passaggio, riconosce il titolare dei conti italiani, «la posizione debitoria delle imprese è uno degli aspetti critici della ripresa». Le moratorie che hanno incontrato una nuova proroga a Bruxelles sono uno strumento utile per evitare l’esplodere di questa possibile crisi del debito, ma nel medio periodo rischiano di non bastare. Il governo, assicura Franco, «valuterà con attenzione l’evolversi della situazione», e dopo aver messo in campo misure per circa «70 miliardi, il 4% del Pil», è pronto ad «aggiustare gli interventi se necessario».

Perché il cambio di fare riguarda da vicino anche le scelte di politica economica.

Le misure di sostegno appaiono destinate a rimanere in campo a lungo, secondo gli indirizzi corali di tutte le istituzioni internazionali che saranno confermate dal G20 in programma la prossima settimana a Venezia. Ma sono chiamate a evolversi nel senso di una maggiore «selettività», perché ovviamente gli aiuti generalizzati servono nella fase acuta della crisi, ma soprattutto ad accompagnare e rafforzare il rimbalzo già in atto.

Le stime del Mef parlano di una crescita congiunturale nel secondo semestre del 2%, e puntano a un obiettivo di Pil annuale che viaggia a un livello «pari o superiore al +5%» secondo lo stesso ministro. Dopo un primo trimestre dell’anno che si attendeva negativo per le restrizioni anti-contagio e invece si è rivelato leggermente positivo i calcoli del Def che puntavano a un +4,5% sono stati rapidamente derubricati per guardare a obiettivi più alti; al netto naturalmente di uuna variabile pandemica tutt’altro che archiviata come ha ricordato sempre ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi.

In quest’ottica però anche la politica economica deve cambiare passo, e guardare a un orizzonte più lungo. L’Italia «non vive al di sopra delle proprie capacità», ha sottolineato Franco ricordando l’avanzo estero al 3,9% del Pil degli ultimi dodici mesi. Ma già dalla prossima manovra sarà rafforzato il programma di investimenti pubblici, soprattutto dal 2027 che è il primo anno “scoperto” dal fondone da 30 miliardi che corre parallelo al Recovery Plan e che è regolato dal decreto legge appena convertito dal Parlamento. Mentre entro la fine del mese è atteso il disegno di legge delega sulla riforma del Fisco che, in linea con le proposte parlamentari scritte nel documento approvato mercoledì sera dalle commissioni Finanze di Camera e Senato, secondo Franco dovrà occuparsi prima di tutto di ridurre «il cuneo sul reddito da lavoro», che oggi «è particolarmente elevato e costituisce un ostacolo alla crescita delle imprese e all’occupazione stabile».

L’obiettivo, inevitabile, di rafforzare la crescita offerta dalla congiuntura serve prima di tutto ad aumentare le chance di «benessere dei nostri giovani», tema che per Franco rappresenta «il banco di prova di un’efficace politica economica». Ma costituisce la precondizione per «riportare il debito su un sentiero di rientro», da imboccare «una volta che la crescita sarà consolidata».

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