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Il governo promette aiuti agli investitori più deboli delle 4 banche in crisi

Il governo sta pensando a misure che possano alleviare almeno in parte l’impatto devastante su quei risparmiatori- investitori deboli colpiti dal meccanismo di risoluzione messo in moto per le quattro banche oggetto del salvataggio. Per quanto infatti non sia stata applicata la disciplina, ancor più invasiva, del cosiddetto bail in, è stato comunque azzerato il capitale azionario e quello delle obbligazioni subordinate; e a quest’ultima parte in particolare sta pensando l’esecutivo (forse, fissando come soglia i 30 mila euro). «Il governo ha avviato un’approfondita verifica» ha garantito il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, proprio nel giorno in cui l’esecutivo ha depositato l’emendamento alla legge di Stabilità, con il decreto salva-banche (per CariFerrara, Banca Marche, CariChieti e Popolare dell’Etruria).
I margini di manovra sono ristretti perché, come hanno ricordato Morando e lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, l’azzeramento del capitale e del debito subordinato delle banche salvate con il nuovo regime della risoluzione sono «una pre-condizione» messa dalla Commissione europea. Padoan ha aggiunto che «non è possibile istituire un quadro normativo prudenziale che elimini del tutto la possibilità di crisi»; tuttavia Morando qualche spiraglio lo ha lasciato, riservandolo «alla componente socialmente più debole degli investitori coinvolti». Pur essendo le obbligazioni subordinate parte del capitale di rischio, «il governo è consapevole che – almeno ad una parte dei risparmiatori coinvolti – la natura dello strumento poteva non essere perfettamente nota».
I sottoscrittori di obbligazioni subordinate nelle quattro banche dovrebbero essere circa diecimila e il valore complessivo di questi strumenti intorno a 750 milioni: 2 sono state emesse da Ferrara, 6 da Banca Marche, 3 da Chieti e altre 6 dalla Popolare dell’Etruria. Ovviamente una parte di questi titoli sono in mano ad investitori istituzionali (quindi avvertiti) ma non solo, soprattutto per il carattere locale delle banche coinvolte (e quindi del forte legame tra cliente e sportello). «E’ una situazione drammatica», spiega Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, che come associazione sta raccogliendo adesioni per promuovere azioni legali (verrà fatto anche un ricorso al Tar) e manifestazioni di protesta, mentre Codacons vuole promuovere un’azione risarcitoria collettiva. Intanto la Banca d’Italia sta studiando modifiche normative per rendere più stringenti le regole per la raccolta del risparmio delle Coop nei confronti dei propri soci. Un risparmio che ha costi minori e meno obblighi rispetto a quello bancario tradizionale; la revisione, ora oggetto di consultazione da parte di Via Nazionale, punta a rafforzare le tutele per i consumatori.
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