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Il Governo: Pil in calo a -1,2% nel 2013 crescita dello 0,5%

La contrazione dell’economia italiana sarà dell’1,2% quest’anno, in peggioramento di 0,8 punti rispetto alle ultime stime di dicembre. Ma per effetto delle manovre correttive varate nel corso del 2011 il miglioramento del deficit proseguirà, toccando quest’anno l’1,7% del Pil (il calo sarà di 3,2 punti) per arrivare al «quasi pareggio» nel 2013 quando, con un prodotto in ripresa di mezzo punto, dovrebbe viaggiare attorno al -0,5%. Il deficit a zero è previsto solo tra il 2014 e il 2015, mentre la progressione dell’avanzo primario prevede un passaggio dal 3,6% di quest’anno al 4,9 e al 5,5% del prossimo biennio.
Sono questi i dati più sensibili e attesi contenuti nella bozza del Documento di economia e finanza (Def) circolate ieri e che questa mattina verrà esaminato dal Consiglio dei ministri.
Nel giorno del via libera definitivo del Senato alla regola del pareggio di bilancio in Costituzione, la norma che è stata adottata in linea con gli altri Paesi europei che hanno sottoscritto il «fiscal compact», i il Def annuncia un peggioramento sostanzioso del debito pubblico, che quest’anno sarà ancora in forte salita (+3,9%) per attestarsi a quota 123,4 per cento sul prodotto interno.
Cauto ottimismo
Le stime del Governo sull’impatto della recessione sono leggermente migliori rispetto alle indicazioni arrivate dalla Commissione europea (-1,3%) e anche rispetto al valore più alto della “forchetta” di Banca d’Italia, che fissava un calo del Pil in termini reali dell’1,5%. Il preoccupato ottimismo che traspare dal documento governativo emerge anche dal raffronto con le stime, diffuse ieri, dal Fondo monetario, che nel World E iconomic O iutlook stima per il nostro Paese un Pil sottozero per due anni consecutivi: -1,9% nel 2012 e -0,3% nel 2013.
Lavoro in sofferenza
L’effetto più intenso della crisi sull’economia reale è previsto per il mercato del lavoro. Quest’anno, secondo il Governo, l’occupazione misurata in unità standard si ridurrà dello 0,6%, con un tasso di disoccupazione atteso al 9,3%. L’inversione di tendenza non arriverà prima del prossimo anno ma, nel frattempo, il costo del lavoro per unità di prodotto, indicatore chiave per la misura della produttività, risulterà ancora in crescita dell’1,7 per cento i. In crescita anche i prezzi al consumo, con un indice armonizzato al 3 % i nella media d’anno, in aumento rispetto al 2011.
Più ifisc o e più spesa i
La debolezza dell’economia ha un riflesso immediato sulla pressione fiscale che, dopo il picco toccato l’anno scorso (42,5% del Pil) , i è prevista in ulteriore progressione al 45,1%. Si tratta di un record negativo che supera anche il 43,7% toccato nel 1997 con l’eurotassa. Ma la crescita non si ferma fino al 2014, quando tocca i il 45,3% . Ancora in aumento è anche l’aggregato della spesa pubblica, nonostante il concentrarsi proprio quest’anno della coda dei tagli lineari disposti nella prima parte della legislatura. In rapporto al Pil la spesa totale delle amministrazioni sale quest’anno di 0,4 punti al 50,4%, mentre dall’anno prossimo è prevista un’inversione di 0,8 punti destinata a stabilizzarsi nel biennio successivo, con un calo al 49,1% nel 2014 e al 48,7% nel 2015, l’anno in cui comincerà a dispiegare i suoi effetti la riforma delle pensioni varata con il «Salva Italia».
Impatto delle riforme
A proposito delle riforme varate da gennaio in poi (i due decreti legge 1 e 5 in materia di liberalizzazioni e semplificazioni), dalla bozza del Def emergono stime assai più prudenziali rispetto a quelle circolate diverse settimane fa. Le due riforme dovrebbero produrre un effetto cumulato sulla crescita del 2,4% nell’arco di nove anni (2012-2020) con un impatto medio annuo dello 0,3% ipotizzato sulla base di una simulazione che, per quest’anno, le riforme siano operative a partire dal terzo trimestre. i
La corsa del debito
Come detto, è dall’aggregato del debito pubblico che arriva la notizia più negativa del Def. Il 2012, anziché essere l’anno dell’inversione di tendenza, fotografa un altro balzo negativo. A spiegare questa rilevante differenza sono sostanzialmente tre fattori, si legge nel testo: «I sostegni ai Paesi dell’area euro, l’andamento previsto del fabbisogno e il diverso quadro economico». Gli aiuti alla Grecia l’anno scorso erano stati previsti in 0,2 punti di Pil inclusi nel fabbisogno, mentre sulla base dei successivi accordi europei il sostegno allargato agli altri Paesi tramite l’Efsf fa salire la quota italiana a 29,5 miliardi, cui andranno aggiunte le quote in pagamento per la costituzione del capitale dell’organismo permanente Esm, pari a circa 5,6 miliardi quest’anno e anche queste non previste nel 2011. Il rapporto debito/Pil torna a scendere nel 2013 (121,6%) mantenendosi tuttavia su una soglia di oltre 5 punti superiore alle vecchie previsioni proprio per effetto degli interventi di salvataggio. La spesa per interessi, tra il 2012 e il 2015, resta in crescita e passa dal 5,3 al 5,8% del prodotto interno.

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