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Il governo ora studia l’Irap leggera per chi esporta

Il principio è semplice, la realizzazione meno. Ma tra le misure per sostenere le esportazioni, allo studio del governo italiano, c’è anche il taglio dell’Irap, l’Imposta regionale sulle attività produttive. L’idea è stata messa sul tavolo dall’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, durante l’incontro di sabato scorso con il governo. E sarà uno dei dossier più delicati per il gruppo di lavoro sull’export che il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, costituirà nei prossimi giorni. Ma non si parte da zero, perché il tema era già oggetto di analisi da parte del governo.
Il primo a proporre un intervento del genere era stato due mesi fa Luigi Galdabini, presidente di Ucimu, l’associazione dei costruttori di macchine utensili che non a caso proprio con l’export coprono il 70% del loro fatturato. «Siamo consapevoli — dice il presidente dell’associazione — che non possiamo chiedere al governo quello che non può darci. Ma tutti dicono che bisogna internazionalizzarsi e allora e allora perché non aiutare chi lo fa?». Siamo ancora ai primi passi, molti nodi saranno affrontati nei prossimi giorni. Ma l’idea base — già arrivata nelle settimane scorse sul tavolo dei tecnici del ministero dello Sviluppo economico — sarebbe quella di un incentivo rapportato alla capacità di penetrare i mercati esteri. Non riguarderebbe tutta l’Irap, che del resto nasce dalle ceneri di sette imposte diverse, ma solo quella parte che pesa sul lavoro. E introdurrebbe un taglio proporzionale alla quota di export sul fatturato dell’impresa. Ci sono due problemi, però. Ed è lo stesso Passera a indicarli quando dice che le misure devono essere «compatibili con il nostro bilancio e con l’Ue». Il primo nodo, come sempre, sono i soldi. L’Irap vale 40 miliardi di euro, copre da sola quasi la metà della spesa sanitaria di tutta Italia. Spostare le aliquote anche di uno zero virgola significa creare un buco che deve essere coperto in un altro modo. Nella partita potrebbe entrare il riordino degli incentivi alle imprese, il cosiddetto rapporto Giavazzi, ma su questo punto il governo è ancora molto lontano dalla soluzione. Il secondo nodo è la compatibilità con le norme europee, cioè il divieto di concedere aiuti di Stato. E qui c’è chi suggerisce di trasformare quella parte dell’Irap che grava sul lavoro da imposta ad accisa, tributo di natura diversa che dovrebbe restare fuori dalla legge ferrea di Bruxelles.
La questione sarà affrontata nei dettagli nei prossimi giorni. Come dice Passera «siamo solo all’inizio dello studio che peraltro dovrà durare poco». Cercando una soluzione anche su altri due fronti. Il primo è quello delle infrastrutture, con il miglioramento della rete di porti e interporti. Il secondo quello delle dogane, con una semplificazione dei controlli sia in entrata che in uscita.

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