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Il governo lavora a Quota 102 e a un Reddito più leggero

Quota 102 come erede, per un periodo transitorio di due anni, di Quota 100 per anticipare la pensione. Un forte décalage del Reddito di cittadinanza alla seconda offerta di lavoro rifiutata. Tra 6 e 10 miliardi per ridurre il cuneo fiscale. Due miliardi alla sanità. Un taglio dal 22 al 4% dell’Iva sugli assorbenti. Nessun intervento, per ora, sull’Irap, l’imposta delle imprese. Sono i capitoli politicamente più roventi su cui si lavora in vista della cabina di regia di oggi, tra partiti e governo, che dovrebbe diradare le nebbie sulla prossima manovra di bilancio da 22-25 miliardi e consentire di varare il Documento programmatico di bilancio. Il tempo stringe, visto che il Dpb deve essere inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre di ogni anno. Un documento importante perché rappresenta una sintesi della manovra, con le poste e gli stanziamenti.Tante le ipotesi arrivate sul tavolo del ministro dell’Economia Daniele Franco che ieri ha incontrato per tutto il giorno le delegazioni dei partiti insieme allo staff di Palazzo Chigi per raccogliere i desiderata e fiutare l’aria che tira. Il clima esacerbato o esaltato, a seconda dei punti di vista, dai risultati elettorali sta condizionando il confronto. Le richieste dei partiti si sono infittite. Soprattutto è scattata la gara a difendere le misure bandiera. La Lega, sconfitta nelle urne delle città al voto, oggi si presenterà chiedendo la proroga di Quota 100, per un anno o due: è la vecchia proposta dell’ex sottosegretario all’Economia Durigon, prima delle dimissioni, che ne aveva calcolato i costi in “soli” 300 milioni. Il governo risponderà con un pacchetto di alternative, tra cui la mediazione di Quota 102 per due anni — supponendo forse un’uscita a 64 anni con 38 di contributi — con l’idea di spezzare lo scalone che si verrà a creare tra la fine di Quota 100 (31 dicembre di quest’anno) e il ritorno brusco nel 2022 ai requisiti ordinari della legge Fornero, sempre rimasti in vigore: 67 anni per la vecchiaia e 42 anni e 10 mesi per l’anticipata (un anno in meno per le donne), a prescindere dall’età anagrafica. Anche i Cinque Stelle proveranno a mascherare la débacle elettorale difendendo con le unghie la loro creatura primigenia, il Reddito di cittadinanza che oramai molti vogliono smantellare: gli ex alleati populisti della Lega, Forza Italia e Italia Viva che punta sul referendum. Se la Lega ottiene una qualche forma di quota pensionistica — e Quota 102 oggettivamente spezza lo scalone da cinque a due anni, quindi è un buon compromesso — M5S punta a correggere il Reddito senza stravolgerlo e soprattutto confermandolo. Ecco l’idea di far scattare un taglio importante dell’assegno alla seconda offerta di lavoro rifiutata e fare controlli preventivi anti-furbetti: una stretta attesa e accettabile, anche perché il problema sono proprio le offerte di lavoro che non ci sono visto che le politiche attive fanno acqua e nessun beneficiario ne ha ricevuta neanche una. Chi ha trovato lavoro si è autocollocato.Forza Italia e Italia Viva porterebbero a casa un importante taglio delle tasse sul lavoro, da 6-10 miliardi. Anche Confindustria sarebbe accontentata, non però sulla cancellazione dell’Irap che ci sarà ma avverrà poi con l’attuazione della delega fiscale. Mentre i sindacati, fin qui silenti e in attesa di convocazioni, di certo non potrebbero lamentarsi di una mediazione come Quota 102, mentre attendono di capire quanti soldi alla fine verranno messi per la riforma degli ammortizzatori sociali. Quella impostata dal ministro del Lavoro Orlando valeva 8 miliardi: non ci sono tutti, forse la metà. Ma forse si può anche partire dal primo luglio 2022. E allora tutto torna.

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