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Il governo incalza Telecom “Investa sulla banda larga oppure lo farà lo Stato”

Non lo dichiarano in via ufficiale, ma i vertici di Telecom Italia, mai come in questo periodo, si sentono assediati dai poteri pubblici. Sia che si parli del governo Renzi e della maggioranza politica che lo sostiene, sia che si tratti dell’Ag-Com, l’Autorità per le Comunicazioni. E li si può anche capire, visto quanto è accaduto ieri.

Con l’AgCom è in corso una battaglia nelle aule di giustizia che si è arricchita di un nuovo capitolo, dopo l’annuncio da parte dell’ad di Telecom Marco Patuano del ricorso al Tar contro il taglio delle tariffe sull’ultimo miglio, reso pubblico lunedì dall’Authority. Una decisione che alla società potrebbe costare fino a 30 milioni di incasso in meno. Lo scontro con il governo, invece, riguarda la fibra ottica, con Telecom accusata – assieme agli altri operatori di non investire abbastanza e abbastanza celermente. «Se non lo faranno i privati, lo farà il pubblico», ha nuovamente ammonito ieri Raffaele Tiscar, vice segretario generale alla Presidenza del Consiglio, titolare della delega alle tlc. Tiscar, sempre ieri, è andato anche oltre e ha parlato di un termine temporale oltre il quale non dovrebbe più essere usata la rete in rame che ora serve la maggioranza degli italiani, proprietà di Telecom: «Entro 10-12 anni la si dovrà abbandonare» per passare alla fibra e alla banda ultra-larga, quello che in termini tecnici si chiama switch off. E, in questo caso, il danno per la società può essere molto più serio. Va anche detto che nel governo non sembra esserci un’unica linea. Qualche ora dopo l’intervento di Tiscar – in un convegno alla Luiss – ha preso posizione il ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Federica Guidi: «Non c’è nessun piano del governo per lo switch off».
A complicare la giornata di Telecom ci si è messo anche l’andamento del titolo a Piazza Affari, con le azioni sospese a metà mattinata dopo un calo del 5 per cento, salvo poi limitare i danni chiudendo al rialzo dello 0,5 per cento, ma molto al di sotto dell’indice principale che è rimbalzato del 3 per cento assieme a tutti i mercati e in scia a Wall Street. Se a una pri- ma valutazione la colpa del crollo delle quotazioni è stata data alle dichiarazioni sul possibile switch off della rete in rame, analisti più attenti hanno poi fatto notare la debolezza di tutti i titoli legati all’economia del Brasile, dopo l’ennesima svalutazione del real sul dollaro. E Telecom, attraverso Tim Brasil, è uno dei primi operatori del mobile nel Paese sudamericano.
Archiviata la giornata in Borsa, rimangono aperte le questioni regolatorie e industriali. Le quali, a detta dello stesso Patuano, sono strettamente legate. Ieri, il manager – nel commentare il ricorso contro le tariffe dell’ultimo miglio – ha fatto notare come «nello stesso giorno sono state date due informazioni: le regole per il 2014 saranno fissate nel 2015 e intanto sono state riviste le regole per il 2010, 2011 e 2012. Chiunque debba pianificare un investimento con un ritorno decennale prova un certo scoramento ». Ma c’è dell’altro: Telecom chiede anche regole «realistiche» e non distoniche, in un momento in cui «decidiamo un progetto, che il governo sta sponsorizzando, di avvicinare quanto più possibile la fibra al cliente». Abbassare il prezzo dell’ultimo miglio, sostiene l’azienda – sembra confermare la convenienza economica della tecnologia Fttc (con la fibra che arriva solo agli “armadi” telefonici grigi in strada) a scapito di quella Ftth (con la fibra fino alle case), indicata dal governo sia nello Sblocca Italia che nelle discussioni in corso con gli operatori e per cui sono previsti anche incentivi. In altre parole, il governo va in una direzione e l’AgCom nell’altra.
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