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Il governo: i salari vanno alzati. Ma sul lavoro dialogo senza tabù

di M.Antonietta Calabrò

ROMA — «Le cose vanno cambiate». Il ministro Elsa Fornero, torna a rilanciare la riforma del mercato del lavoro («Io dell'articolo 18 non ne ho parlato. Poi se uno ci legge quello che non era detto, questa non è responsabilità mia»), ma sposta l'accento sul fatto che «bisogna aumentare i salari, perché sono bassi e non è cosa che ci sfugge». Perché sono bassi? «Conosciamo il divario nella distribuzione dei redditi che è cresciuto negli ultimi 15/20 anni». Visto che l'Italia è ultima per media salariale tra i Paesi del G7.
Sulla riforma del mercato del lavoro, ha assicurato Fornero, la disponibilità del Governo al dialogo con le parti sociali è «piena», ma si deve poter parlare di tutto perché non ci possono essere «terreni inesplorati». Dello stesso avviso il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Siamo interessati a un accordo con i sindacati a patto che nessuno ponga pregiudiziali». Mentre l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, si limita ad auspicare un accordo sul tema: «L'unica cosa che posso dire è che ci si metta d'accordo e si vada avanti. Abbiamo riconquistato un po' di credibilità, bisogna portare il discorso a conclusione».
Ma i toni dei sindacati restano alti. Sui salari Raffaele Bonanni della Cisl ha raccolto subito il guanto. «Se si tocca l'articolo 18 si mette a rischio la coesione sociale. Io sfido la Fornero a discutere come alzare il salario ai flessibili e di come il governo debba incentivare fiscalmente e con altri strumenti questa possibilità, questo significa andare incontro ai giovani». La Cgil su Facebook sostiene che sull'articolo 18 «Monti recupera il peggio dell'ideologia berlusconiana». Una «reazione durissima» viene annunciata dal leader del Sel Nichi Vendola. E anche Di Pietro leader dell'Idv sostiene che l'articolo 18 «è un atto di civiltà».
«Il Pd è unito nel sostenere che l'articolo 18 non impedisce la crescita dell'economia» ha detto Enrico Letta, vicesegretario del Pd. Secondo il parlamentare di questa norma «si deve certamente parlare ma solo in coda a una serie di altri provvedimenti nel settore del lavoro che debbono essere adottati». E Stefano Fassina, responsabile per l'economia del Pd, si augura che la Fornero decida veramente di rimettere mano alle retribuzioni «perché è vero che i salari non hanno tenuto il passo dell'inflazione. È vero anche che l'aumento dei salari non si fa per decreto e deve essere di pari passo con la produttività. Sgombriamo il campo dai falsi problemi come l'articolo 18».
«Alla mia amica Fornero dico che l'articolo 18 non è la cosa da cui partire oggi, quando la gente perde il lavoro perché le aziende chiudono», sostiene la sociologa Chiara Saraceno.
 

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