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“Il governo ha scelto di stare dalla parte delle imprese”

Ripristinare le pensioni di anzianità per alcune categorie di lavoratori e introdurre il reddito minimo di cittadinanza «contro il ricatto della precarietà e per tutelare davvero il diritto allo studio». E poi: «Sulla scuola è arrivato il momento di uno sciopero generale di tutte le categorie, perché la scuola è un problema di tutti, non solo degli insegnanti e degli studenti ». Tre proposte di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom e leader di fatto della costituente Coalizione sociale, che sembrano appartenere a quella che Matteo Renzi definisce la sinistra masochista.
Landini, lei si sente parte della sinistra masochista?
«No, francamente non mi sento nemmeno di sinistra se è di sinistra rendere più facili i licenziamenti dei lavoratori, cancellare le pensioni, non applicare la Costituzione come nel caso della scuola. No, se queste sono considerate cose di sinistra io non sono di sinistra. Ciò che conta sono le condizioni materiali di chi lavora. Di questo bisogna ricominciare ad occuparsi. Di come redistribuire la ricchezza, di come far pagare le tasse a tutti, di come combattere la corruzione, di come garantire a tutti l’accesso alla scuola e il diritto alla salute e non solo a chi ha i soldi».
Più che un progetto sindacale il suo sembra un programma di un partito di sinistra.
«È un programma sindacale e politico. L’azione dei soggetti sociali è politica, smettiamola con le ipocrisie! I sindacati fanno politica, la Confindustria fa politica. Il problema sono i contenuti delle proprie azioni. E Renzi non si sta occupando dei problemi di coloro che lavorano, ha scelto di stare a prescindere dalla parte delle imprese ».
La Camusso ha suggerito di votare scheda bianca in Veneto. Lo fa anche lei?
«No. Io come segretario generale della Fiom non ho mai dato, e mai lo farò, indicazioni di voto. Io dico che tutti debbono andare a votare scegliendo ciò che vogliono. L’autonomia sindacale è anche questa».
Cosa pensa del piano del governo per rispettare la sentenza sulle pensioni?
«Credo che la rivalutazione debba valere in linea di principio per tutte le pensioni. Certo, si può anche ragionare sull’introduzione di un tetto. Detto ciò servirebbe un ripensamento del sistema previdenziale: io propongono il ripristino delle pensioni di anzianità per alcune categorie, da chi lavora di notte, o negli impianti siderurgici, a chi è impegnato nella cura dei bambini. I lavori non sono tutti uguali e l’innalzamento per tutti dell’età pensionabile ha fatto aumentare la disoccupazione giovanile».
È favorevole al reddito minimo proposto dal M5S?
«È dal 2010 che la Fiom propone il reddito di cittadinanza contro il ricatto della precarietà e per rendere effettivo il diritto allo studio. Pensiamoche il reddito minimo debba essere finanziato con la fiscalità generale, attraverso la lotta all’evasione ma anche con forme di tassazione dei grandi patrimoni».
Ma non ritiene che questo sindacato debba innanzitutto riformarsi per recuperare il rapporto con i giovani?
«Assolutamente sì. Credo che il peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori sia una sconfitta. Va ripensata la strategia sindacale per riconquistare i diritti perduti. Nel sindacato c’è bisogno di più democrazia anche per la selezione dei gruppi dirigenti ».
La Cgil cambierà le regole per l’elezione del segretario generale dando più peso ai delegati. È un passo avanti?
«Devono contare più gli iscritti e i delegati eletti. Cooptare nei direttivi un maggior numero di delegati non cambia la sostanza: saranno dei nominati, come lo siamo noi».
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