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Il Governo francese attacca Moody’s e difende le riforme

Botta e risposta tra Parigi e Moody’s dopo la decisione dell’agenzia di abbassare di un grado il rating della Francia, escludendola a sua volta – come già aveva fatto Standard & Poor’s – dal sempre più ristretto club dei Paesi a tripla A.
Il presidente François Hollande ha fatto sapere che ritiene il declassamento fuori tempo rispetto alle ultime iniziative del Governo (il Patto di competitività con i 20 miliardi di credito d’imposta per le imprese). Sarebbe stato più logico, hanno spiegato fonti dell’Eliseo, se fosse arrivato qualche mese fa.
Il ministro dell’Economia Pierre Moscovici, sicuro di aver convinto Moody’s a dare più tempo al nuovo Governo e quindi molto irritato per il fatto di essere stato preso un po’ in contropiede, ha chiamato in causa l’eredità lasciata dagli esecutivi di destra. E ha criticato l’agenzia su almeno quattro punti: la maggiore fragilità francese rispetto a un possibile, nuovo shock della zona euro «quando la crisi di quest’ultima è finalmente in fase di stabilizzazione»; la possibilità che Parigi fallisca il suo obiettivo di riduzione del deficit «quando è stato fatto il possibile per rispettarlo»; la perdita di competitività dell’economia francese «proprio quando il Governo inizia a porvi rimedio»; l’esposizione del settore bancario ai Paesi più a rischio dell’Eurozona «quando le banche francesi hanno recuperato tutta la loro solidità».
Moody’s ha risposto che per il momento siamo agli annunci e non ancora ai fatti, che mancano all’appello le riforme strutturali (a partire da quella del mercato del lavoro, affidata a una trattativa dall’esito incerto), che le previsioni di crescita a breve e medio periodo sono irrealistiche.
Il Medef, la Confindustria francese, ha colto la palla al balzo per invitare nuovamente il Governo ad abbandonare l’aumento della tassazione sulla cessione di azioni («Nel mondo occidentale – ha detto la presidente Laurence Parisot – nessun Paese ha un simile approccio») perché «non si può recuperare competitività colpendo gli investitori».
Il mercato è rimasto a guardare, apparentemente indifferente al declassamento. La Borsa, in lieve calo all’apertura, ha chiuso in terreno positivo. E i tassi sulle obbligazioni a dieci anni hanno registrato un aumento impercettibile, rimanendo a livelli storicamente bassi.
L’unica conseguenza tangibile è stata la decisione dell’Efsf di rinviare l’emissione di titoli a tre anni prevista appunto ieri. Ma si tratta, almeno per il momento, di ragioni tecniche. Una clausola legale prevede che le emissioni del Fondo europeo di stabilità non possano essere garantite da Paesi con rating più basso. Poiché quello dell’Efsf, già declassato da S&P, per Moody’s è ancora a livello massimo bisogna aspettare il downgrade pressoché automatico del Fondo, riscrivere il prospetto e poi rifare l’emissione. Senza particolari problemi.
Quanto alla Francia non c’è dubbio che la decisione di Moody’s rappresenta comunque l’ennesimo campanello d’allarme affinché il Paese riformi di più e più in fretta. Moscovici ha chiesto che Parigi venga giudicata sui risultati delle nuove misure e non sul passato. Ha ragione. Ma allora la strada del cambiamento deve essere imboccata con maggiore decisione.

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