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Il governo entra nel dopo Expo

I destini del dopo-Expo non sono più un fatto esclusivamente milanese, ma diventano ufficialmente una questione nazionale. Il governo, durante un incontro con i rappresentanti del Comune di Milano e della Regione Lombardia, ha messo nero su bianco il suo ingresso nell’azionariato di Arexpo, società proprietaria dei terreni dell’evento universale.
Il tecnicismo di questo ingresso è rimandato alla prossima settimana, durante il prossimo incontro: si valuterà se a entrare nella compagine sociale sarà il ministero delle Finanze e dell’economia (probabile); se le quote saranno paritetiche per i tre soggetti pubblici – Regione, Comune e Governo – con un 25% ciascuno, a seguito di un aumento di capitale (altrettanto probabile); se, infine, il progetto di sviluppo avrà bisogno di un finanziamento da parte di Cassa depositi e prestiti (si parla di 200 milioni circa necessari). Le questioni finanziarie sono quindi da mettere a punto. Ma la volontà politica è ormai una certezza.
Erano presenti alla riunione di ieri, a Palazzo Chigi, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, con il suo responsabile delle relazioni istituzionali Gianni Confalonieri, il delegato del governatore lombardo Giuseppe Bonomi, il ministro all’Agricoltura Maurizio Martina (delegato di Expo per l’esecutivo), il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, il consigliere economico Marco Simoni. È?stata intanto già costituita la cabina di regia che d’ora in poi si occuperà dei problemi da risolvere e dei vari tecnicismi. La squadra sarà composta dal ministro Martina, Simoni, Confalonieri e Bonomi.
Tre i punti da trattare: il modo in cui il governo entrerà in Arexpo, come detto; la sottoscrizione di un protocollo di intesa per la realizzazione del progetto; la gestione dello sviluppo dal primo novembre fino alla fine di giugno 2016.
Il 31 giugno 2016 è la data prevista per la riconsegna da parte di Expo ad Arexpo delle aree da un milione di metri quadrati. La prima società dovrebbe sciogliersi e tutto tornare in mano ad Arexpo. Fatto non semplice, visto che i rapporti tra le due società sono regolati da un accordo, in cui si stabilisce chi deve dare a chi. Arexpo dovrà pagare il costo dell’infrastrutturazione ad Expo, per un totale di 50 milioni; Expo intanto sta pagando ad Arexpo un affitto (ridotto) per l’uso dei terreni per l’evento universale; infine si dovrà decidere chi pagherà le bonifiche, visto che cambierà la destinazione d’uso dell’area e probabilmente ci vorrà qualche intervento in più. Inoltre non è scontato che tutti i paesi smantelleranno i propri padiglioni entro il 31 giugno 2016.
Sui terreni del dopo-Expo dovrebbe sorgere in futuro la città della ricerca e dell’innovazione, con l’arrivo delle facoltà scientifiche dell’Università Statale di Milano e gli incubatori di imprese gestiti da Assolombarda. Poi potrebbero aggiungersi altri soggetti.
Per facilitare il processo si ritiene, sia a Roma che a Milano, che sarà necessario modificare la governance di Arexpo e individuare una figura forte, definito “dominus”, di fatto un altro commissario (sebbene non possa essere definito così in quanto non avrà poteri di deroga rispetto alle leggi ordinarie). Il nome che ricorre è sempre quello dell’attuale commissario unico di Expo Giuseppe Sala, ma ancora nessuno gli ha formalizzato una proposta. Del resto il nome di Sala è spesso tirato in ballo anche dalla politica, come possibile futuro candidato del centrosinistra a Milano. Ma neppure in questo caso è stata formalizzata una proposta e su questo il sindaco Pisapia non si esprime.

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