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Il governo e il tavolo sul lavoro: «Riforma anche senza accordo»

di Antonella Baccaro

ROMA — «Ci auguriamo di arrivare a fine marzo all'intesa. Per responsabilità verso i cittadini italiani non potremmo fermarci se al tavolo non ci fosse un accordo, ma operiamo perché l'accordo ci sia». Non è la prima volta che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ricorda alle parti sociali, controparti nella trattativa sul mercato del lavoro, che il tempo sta per scadere e il governo produrrà una riforma comunque. Ma il fatto che l'abbia ripetuto ieri, nella lunga intervista a SkyTg24, alla vigilia del terzo round del negoziato a Palazzo Chigi, suona come un avvertimento più stringente. Ai contribuenti invece Monti ha offerto una speranza: «Useremo la delega fiscale: è possibile» che l'Iva non aumenti.
Intanto da domani arriverà a Roma la task force della Commissione europea sull'occupazione, che affiancherà il lavoro delle parti per una settimana, indicando quali fonti di finanziamento possono essere utilizzate a livello sovranazionale. Ma l'attenzione si concentra ora sul risultato del tavolo delle parti sociali che ieri sera ha tirato le somme del lavoro svolto fin qui.
Un preaccordo non c'è, e di certo non c'è sul solito articolo 18, su cui Monti ieri è tornato a dire la sua: «Io sono della tesi che ciò che disciplina le assunzioni e i licenziamenti non sia del tutto irrilevante, né per i diritti dei lavoratori, né per l'incentivazione o la disincentivazione alle imprese per assumere — ha spiegato —. Detto questo — ha aggiunto — nessuno qui nel governo è alla caccia di simboli da usare come trofei per dare dimostrazione del fatto che stiamo cambiando l'Italia».
Monti ha negato che ci sia un nesso tra articolo 18 e spread: «Non credo sia empiricamente provato, perché per fortuna i punti di spread si sono ridotti e l'articolo 18 non mi risulta che l'abbiamo modificato». Resta il fatto che «è uno dei temi che vengono osservati dall'estero».
Stamane al tavolo tra governo e sindacati, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, non dovrebbe scoprire le sue carte, ma limitarsi ad ascoltare l'esito del lavoro delle parti. Risultato che non va al di là di alcuni punti fermi: sfoltimento dei contratti, estensione degli ammortizzatori sociali e apprendistato come contratto prevalente.
«Il tempo ce lo abbiamo ancora. È bene lavorare assieme», è il monito del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. Mentre il leader della Uil, Luigi Angeletti, si accalora: «Basta con le audizioni, bisogna iniziare una trattativa vera». Un po' come il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che chiede «una stagione più negoziale del confronto». «Le condizioni per un accordo ci sono, speriamo si trovino anche le risorse», si augura Giovanni Centrella, leader della Ugl. Intanto la Fiom ha proclamato lo sciopero generale per il 9 marzo.
 

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