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Il governo e il decreto licenziamenti La soluzione arriverà in Parlamento

È una corsa contro il tempo. Appena venti giorni a quel 30 giugno che, dopo 15 mesi, sbloccherà i licenziamenti nelle grandi aziende italiane. Data attesa e temuta. E che vede un tutti contro tutti, soprattutto tra i partiti di maggioranza. Al ministero del Lavoro non si nasconde la preoccupazione anche perché i tempi per un intervento sono davvero ristretti, e anche se il lavoro sulla riforma degli ammortizzatori sociali va avanti, vedrà la luce solo entro la fine di luglio. Il decreto Sostegni bis è all’esame del Parlamento ma la sua conversione in legge è prevista per i primi di luglio, troppo tardi.

Oggi comunque scade il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto e da alcune forze di maggioranza (Leu e M5S) arriveranno richieste per far slittare il termine. I Cinque Stelle, attraverso la sottosegretaria al Lavoro Rossella Accoto, chiariscono meglio la loro posizione favorevole ad una proroga del divieto fino al 30 ottobre, come quella per le piccole aziende, in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali. «È necessario ragionare in un’ottica trasversale tra i partiti di governo su uno sblocco graduale, superando posizioni ideologiche precostituite», spiega Accoto, che chiede «una maggioranza forte e coesa per farlo in tempi brevi e contingentati».

Diventando arduo farlo con il Sostegni bis, l’altra strada potrebbe essere quella di un decreto ad hoc, ma sarà difficile che il premier Mario Draghi la percorra, a meno che non ci sia un accordo con maggioranza e parti sociali. Ma il Movimento scarta del tutto la proposta della Lega e del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti di uno «sblocco selettivo», considerato «inapplicabile». Invece la selettività può essere una strada per il leader Pd Enrico Letta perché «la ripresa è asimmetrica, quindi dobbiamo tutelare i lavoratori». La Cisl non torna indietro sulla proroga al 30 ottobre e chiede al governo di riaprire il confronto con il sindacato.

Le aziende invece si dicono più ottimiste. Secondo Federmeccanica, assumeranno più che licenziare, anche se faticheranno a trovare le competenze necessarie. Lo conferma anche Paolo Agnelli, presidente di Confimi: «Mancano elettricisti, verniciatori, falegnami, tutte professionalità che non si trovano: l’89,5% delle imprese manifatturiere non licenzierà e un altro 35% sta cercando personale e questa catastrofe annunciata dopo lo sblocco non la vedono».

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