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Il Governo convoca, riparte il tavolo sugli ammortizzatori sociali

di Davide Colombo e Giorgio Pagliotti

Dopo un'impasse al tavolo sugli ammortizzatori sociali legato al nodo delle risorse, il ministro del Lavoro ha convocato imprese e sindacati per lunedì prossimo.

Riprende così il negoziato sulla riforma del mercato del lavoro che «come è noto – ha ribadito ieri Mario Monti – troverà la sua conclusione per la fine di marzo». Questa riforma «non può essere fatta solo da tecnici, ha bisogno anche di consenso. Il consenso non è facile ma è quello per cui ci stiamo impegnando», ha assicurato Elsa Fornero. E «mi piacerebbe tanto che avesse la firma di tre donne. Sarebbe di buon auspicio per il Paese», ha aggiunto il ministro intervenendo al convegno in Bankitalia «Le donne e l'economia italiana», alla vigilia dell'8 marzo. Le tre donne, appunto, al tavolo della trattativa: Fornero, il leader della Cgil, Susanna Camusso e il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

Fornero – che ha anche la delega alle Pari opportunità – oggi parteciperà alla celebrazione della Giornata della donna al Quirinale e ieri è stata ricevuta dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con cui ha affrontato proprio il capitolo del lavoro. Di riforma del mercato del lavoro «parlo spesso con Monti e oggi ne ho parlato anche con il presidente Napolitano che ci fa sentire la sua vicinanza. Di questo gli sono grata», ha spiegato dopo l'incontro.

Lunedì pomeriggio si parlerà anche di contratti, verrà conclusa la tabella sinottica con le posizioni delle parti sulla flessibilità in entrata e probabilmente si concluderà il capitolo apprendistato, su cui si registrano convergenze. Lo stop al confronto era legato alla volontà del Governo di reperire le risorse (si è parlato di circa 2 miliardi ma il dato non è confermato) per garantire una copertura strutturale ai nuovi ammortizzatori, che nei piani del ministro dovranno avere un'estensione universale ed essere finanziati su base assicurativa.

Secondo i calcoli della Uil l'estensione costerebbe alle casse dello Stato 2,2 miliardi e al sistema delle imprese e ai lavoratori 2,3 miliardi. Per la Cgil, invece, servono circa 4 miliardi di trasferimenti statali aggiuntivi per la copertura universale. Il costo complessivo dei nuovi ammortizzatori secondo la Cgil si aggirrerebbe sui 15 miliardi; infatti agli 8,5 miliardi circa di contributi versati da imprese e lavoratori, vanno aggiunti 2,5 miliardi provenienti dall'allargamento della platea ad artigiani e commercianti (che oggi hanno la cassa in deroga finanziata dalla fiscalità generale), per un totale di 11 miliardi. Considerando anche l'estensione a 1,6 milioni di lavoratori atipici, e a quanti non sono in possesso dei requisiti per l'accesso agli ammortizzatori, restano 4 miliardi da finanziare a carico dello Stato che si accollerebbe così la copertura di un quarto dei costi.

Per Raffaele Bonanni «parlare di cifre senza conoscere l'impianto è fare una lotteria spiacevole in questo momento», il leader della Cisl considera la vicenda risorse «stucchevole perché prima bisogna vedere cosa si vuol fare e poi si fa il conto». In vista dell'incontro di lunedì, comunque, il numero uno della Cisl ritiene che «le condizioni per chiudere la trattativa entro fine marzo ci sono se il Governo avrà i piedi ben piantati a terra e le parti sociali avranno intenzione di collaborare». Luigi Angeletti si aspetta che il Governo «ci faccia una proposta di come rendere i sistemi di protezione più efficienti, più inclusivi. Questo comporterà delle risorse, ma è normale, avviene in tutti i Paesi d'Europa». Sullo sfondo resta il tema della flessiblità in uscita, di cui non si parlerà lunedì: «Noi pensiamo che quello dell'articolo 18 sia un problema irrilevante», dice il numero uno della Uil, convinto che il nodo sia quello dell'eccesso di discrezionalità: «Scrivessero delle norme chiare, non interpretabili, su quali sono i motivi per i quali si può rescindere un rapporto di lavoro». Sulla ripresa del confronto Giovanni Centrella (Ugl) si dice «pronto a verificare quante risorse il Governo è disposto a mettere, affinché l'ampliamento della platea dei lavoratori aventi diritto agli ammortizzatori non si traduca in un generale depauperamento».
 

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