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Il governo ai Comuni: niente sconti sull’Imu

ROMA — L’Imu, l’imposta municipale sugli immobili, resterà. Potrà cambiare, ma non prima dell’anno prossimo. E per il 2012 si pagherà esattamente nei termini precisati due giorni fa dal ministero dell’Economia: acconto del 50% a giugno calcolato sulle aliquote di base e saldo a dicembre con le aliquote definitive, salvo la possibilità di una terza rata intermedia a settembre.
L’incontro con il governo non ha prodotto i risultati sperati dai Comuni, che volevano subito un intervento per alleggerire l’imposta. Né ha dato ai sindaci grandi speranze sulla possibilità di allentare il Patto di Stabilità interno, e sbloccare gli investimenti, utilizzando i residui passivi giacenti in cassa, o scomputandoli dal conto della spesa. Sulle due questioni, però, il governo e i Comuni hanno aperto un tavolo tecnico ed il confronto è entrato nel merito, anche per lo slittamento della manifestazione contro l’Imu deciso dai sindaci. Mentre si inasprisce il fronte di scontro tra il governo e le Regioni, che hanno abbandonato ieri la Conferenza Stato-Regioni per il mancato riparto del Fondo Sanitario.
Ieri i governatori si aspettavano la suddivisione dei 108 miliardi concordati poche settimane fa, ma il governo ha detto di non essere ancora pronto. Più che il sospetto, c’è la certezza che sul fondo sanitario arrivino dei tagli, anche se il governo si limita a parlare di «adattamenti per rientrare nei parametri che assicurano il pareggio di bilancio».
Anche il confronto con i sindaci resta difficile, tanto che il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, si è detto ieri pronto a interrompere i rapporti istituzionali se non arriveranno presto risposte sull’Imu e sul Patto. Sulla tassa c’è già un’intesa per una riforma anche profonda, ma non immediata. L’Imu resterà, ma potrebbe essere sdoppiata: si pensa ad un’imposta con un’aliquota più bassa dell’attuale, da destinare interamente ai comuni, cui aggiungere una patrimoniale “statale” sugli immobili, graduabile in funzione del reddito.
Quanto alla possibilità di scomputare gli investimenti dal Patto interno, Mario Monti non ha chiuso la porta, ma ha detto chiaramente che la decisione dovrà arrivare da Bruxelles. L’Italia chiederà al Consiglio Europeo di scomputare la spesa per gli investimenti in opere pubbliche dal “Fiscal Compact”, e solo dopo, ha spiegato ieri ai sindaci il Presidente del Consiglio, si potranno esaminare insieme i progetti finanziabili.
Qualche progresso si registra anche sul fronte del federalismo. I Comuni hanno proposto al governo la creazione di un Fondo misto con lo Stato per acquistare gli immobili del Demanio che sono stati attribuiti ai municipi. Gli immobili andrebbero valorizzati e ceduti, ma con le quote del fondo, collocate sul mercato, ai comuni arriverebbero risorse per finanziare gli investimenti. Altri potrebbero arrivare dal collocamento sul mercato delle quote di un secondo Fondo di investimento che potrebbe, invece, rilevare le quote di partecipazione dei Comuni nelle società municipalizzate.

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