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Il Governo accelera sul decreto. Resta il nodo certificazioni

Soluzioni rapide, promette Mario Monti, e dunque anche l’eventuale ricorso a un decreto legge che dovrebbe puntare in primo luogo a risolvere la questione della certificazione dei crediti ed evitare eventuali abusi. Tecnici al lavoro, dunque, dopo la dichiarazione congiunta dei commissari europei Olli Rehn e Antonio Tajani: la liquidazione dei debiti pregressi delle amministrazioni pubbliche (dai 70 ai 100 miliardi) potrebbe rientrare tra i «fattori attenuanti» previsti dal Patto di stabilità e dunque non incapperebbe nelle maglie della disciplina di bilancio europea.
Il presidente del Consiglio assicura che il governo lavorerà con la Commissione europea «per identificare le soluzioni tecniche per avviare la liquidazione del debito» nei confronti delle imprese «nel più breve tempo possibile». Monti apprezza l’intenzione della Commissione rispetto all’interpretazione «dei margini di flessibilità esistenti in sede di valutazione dei bilanci pubblici», ed esprime apprezzamento per la «rapidità» con cui l’esecutivo comunitario ha risposto al l’«orientamento del Consiglio europeo del 14 marzo».
Una questione, quella dei pagamenti, posta da mesi da Confindustria all’attenzione delle forze politiche e del governo, la cui soluzione è stata sollecitata la scorsa settimana dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Anche il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi ritiene che il governo debba agire subito: «Due importanti opportunità si sono, finalmente, aperte per l’Italia con le conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo e con la dichiarazione dei commissari Rehn e Tajani». Atti che coronano «un lungo, intenso lavoro di riflessione operativa. Il Governo è pronto ad adottare, nei tempi più rapidi, misure consonanti con quanto è stato ora chiarito essere possibile in sede europea». Anche in riferimento a quanto sostenuto da Antonio Tajani («non è merito di Monti, perché la questione non è di competenza del Consiglio Europeo»), da Palazzo Chigi si sottolinea come fin dalla primavera dello scorso anno il presidente del Consiglio avesse posto la questione all’attenzione dei partner europei, così da pervenire a una «soluzione europea del problema dei debiti della Pa verso le imprese». E Moavero conferma che l’impatto dei debiti pregressi della Pa sul debito verrà considerato a livello contabile «ma verrà valutato come uno dei fattori rilevanti. Non è uno scorporo, ma una valutazione con occhio diverso».
A questo punto la palla torna al governo, che dovrà dipanare la matassa, tenendo conto che, come rilevato dal Sole 24 Ore del 12 febbraio e del 6 marzo scorsi, nel primo mese sono pervenute certificazioni per soli 3 milioni, relative a 71 operazioni certificate a fronte di 467 istanze presentate e cinque richieste di nomina del commissario ad acta.
Secondo l’Abi, le banche non sono in grado di verificare se i crediti certificati telematicamente siano stati oggetto di precedenti operazioni di compensazione o di smobilizzo. E ritardi si riscontrano nei tempi con i quali la Consip ha fornito al consorzio Cbi le informazioni necessarie. Critica che la Consip respinge, quando sottolinea di aver «pienamente supportato il ministero dell’Economia rispondendo a pieno a tutte le scadenze condivise dal gruppo di lavoro composto anche da Abi ed Equitalia».
Questione complessa, come si vede, che rischia tra mille pastoie burocratiche e ritardi tipici del nostro paese di confliggere con l’urgenza di avviare rapidamente la trattativa con Bruxelles. Il punto relativo alle certificazioni è anello fondamentale dell’intera catena, perché è proprio con la certificazione che l’azienda può ottenere l’anticipazione, la cessione in banca o la compensazione fiscale del credito.
La piattaforma elettronica di certificazione crediti è operativa presso la Ragioneria dal 18 ottobre 2012, ma le amministrazioni finora paiono poco motivate all’utilizzo dello strumento. Nell’attuale meccanismo non sono previste sanzioni in caso di mancata comunicazione dei crediti vantati dai fornitori nei confronti delle singole amministrazioni pubbliche. Un aspetto sul quale l’eventuale decreto del governo dovrà evidentemente fare chiarezza.

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