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Il governatore: hanno mentito più volte

Mercoledì l’accusa di aver mentito e nascosto carte e verità, indirizzata ai responsabili della passata gestione Mps. Ieri la precisazione sulla chiamata in campo per la titolarità dei controlli fatta dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. «Non c’è alcun contrasto fra la Banca d’Italia e il Tesoro ma piena collaborazione», ha fatto sapere la Banca d’Italia praticamente in contemporanea alla diffusione di un comunicato di uguale tenore da parte del ministero di via XX Settembre. Sugli altri interventi però, da Beppe Grillo a Giulio Tremonti dalla Lega all’Idv, che hanno espresso dubbi sull’efficacia dell’azione della Vigilanza, a Palazzo Koch si fa osservare che si tratta di cose da campagna elettorale.
Da Davos, ieri, è comunque arrivata una significativa manifestazione di fiducia a Mario Draghi, attuale presidente della Bce ed ex governatore della Banca d’Italia, da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel: «Se tutte le banche centrali del mondo si fossero comportate come la Bce, avremmo meno problemi nel mondo», ha detto. In ogni caso in serata, manifestando sconcerto per la strumentalizzazione in atto, il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi ha definito la situazione della banca «completamente sotto controllo».
L’invito del governatore Ignazio Visco in questo scenario è guardare ai fatti. Che dicono, innanzitutto come le vicende del Monte dei Paschi siano sotto osservazione da più di quattro anni (ancora oggi a Rocca Salimbeni è in corso un’ispezione). Controlli «asfissianti», disse a suo tempo l’ormai ex presidente dell’Abi, ed in precedenza di Mps, Giuseppe Mussari. Ma torniamo appunto ai fatti. Partendo dal primo, l’acquisto di Antonveneta, l’origine dei mali della banca. Ebbene l’autorizzazione fu data dalla Banca d’Italia rapidamente perché, si fece allora sapere, erano rispettati tutti i requisiti richiesti dalla legge, che era quella nuova sul risparmio in cui, come reazione alla bufera creata dalla decisioni dell’ex governatore Antonio Fazio, era stata abolita ogni forma di discrezionalità per Via Nazionale. All’epoca — e bisogna ricordare che non era ancora scoppiata la tempesta dei mercati seguita al crollo della Lehman — l’operazione fu giudicata sostenibile, anche da dal punto di vista industriale, sia pure con l’esortazione a rafforzare il patrimonio. Sarebbe stato del resto estremamente difficile bloccare un’operazione già annunciata al mercato con i conseguenti danni reputazionali e finanziari, e relativo rischio di impugnativa. E il prezzo troppo alto? Rientra nella piena autonomia imprenditoriale delle banche valutare la convenienza economica delle operazioni, fanno capire in Via Nazionale. Compito della Vigilanza è infatti verificare che il prezzo pagato sia sostenibile dal punto di vista patrimoniale (non c’era Basilea 3) e reddituale e che la banca risultante dalla fusione sia in grado di funzionare dal punto di vista tecnico e organizzativo. Del resto, fanno notare a Palazzo Koch, in nessun paese avanzato la Vigilanza interferisce con le valutazioni di mercato.
La Banca d’Italia, comunque, accese il faro sul Monte dei Paschi, anche perché nel frattempo si erano creati problemi di liquidità. La lista dei controlli e delle ispezioni è molto lunga (Bankitalia la sta mettendo a punto): c’è stata in sostanza un’indagine a tappeto che, certo evidenziò i contratti derivati in bilancio, ma non, come è stato detto nella nota di mercoledì, l’inversione di rischio contenuta nel documento nascosto alle autorità e ritrovato più recentemente dai nuovi amministratori, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. I quali hanno denunciato la cosa alla stessa Vigilanza e, nello stesso tempo, alla magistratura preoccupati per possibili frodi mentre per la Banca d’Italia si prefigurerebbe il reato di ostacolo all’attività. Lo stesso ipotizzato nel primo filone di indagine sulle modalità di finanziamento e di rafforzamento patrimoniale per coprire il pagamento di Antonveneta, a seguito, anche in questo caso, di comunicazioni «non veritiere».

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