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Il giudizio tributario ha la meglio sul condono

di Benito Fuoco e Nicola Fuoco 

Nel caso in cui il contribuente, in pendenza di un giudizio tributario, definisca un accertamento tramite condono, lo stesso sarà inefficace se non eccepito tempestivamente in primo grado.

Lo ribadisce a chiare lettere la Corte di cassazione nella sentenza n. 2648/2010.

Nel caso in trattazione, il contribuente aveva dapprima impugnato un avviso di accertamento dinanzi alla competente commissione tributaria, per poi definire la controversia con il condono, presentando domanda integrativa ex lege n. 413/1991. La commissione di prime cure, tuttavia, ignara della presentazione del condono, decideva la questione nel merito, rigettando il ricorso proposto. Nel grado d'appello, il contribuente produceva la documentazione relativa al condono, chiedendo la cessazione della materia del contendere. La Ctr, tuttavia, riteneva la richiesta una domanda nuova e quindi, come tale, inammissibile. I giudici di Piazza Cavour, con la sentenza in commento, hanno chiuso definitivamente le porte al contribuente sul punto.

«In tema di contenzioso tributario», osserva la Corte, «costituisce domanda nuova, improponibile in grado d'appello, la pretesa fondata sulla presentazione della domanda di condono, fatta valere per la prima volta in appello, nonostante tale fatto costitutivo del diritto si fosse verificato in pendenza del giudizio di primo grado». Il comportamento processuale del contribuente, infatti, ha determinato un mutamento sia della causa petendi che del petitum, in quanto si chiedeva al giudice di seconda istanza la cessazione della materia del contendere, in luogo dell'iniziale richiesta di annullamento dell'atto impositivo.

In sostanza, secondo il principio affermato dalla cassazione, la pendenza di un giudizio tributario può vanificare del tutto l'efficacia di una domanda di condono, qualora il comportamento processuale del contribuente non risulti adeguato alle sopraggiunte circostanze.

Tra le strade che il ricorrente avrebbe potuto (e dovuto) percorrere a seguito dell'adesione al condono, possiamo indicare la rinuncia al ricorso di primo grado o, in alternativa, la produzione di una memoria aggiuntiva, sempre in primo grado, nella quale si chiedeva la cessazione della materia del contendere a causa dei nuovi fatti sopravvenuti. In tali casi, la domanda di condono presentata avrebbe certamente conservato i propri effetti definitori.

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