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Il giudizio ora è blindato

Nei processi viene ridotto al minimo costituzionale il controllo della motivazione di fatto in sede di legittimità. Il sindacato sulla ricostruzione dei giudici del merito viene ridotto dal decreto legge sviluppo (83/2012). La motivazione resta censurabile solo se mancante del tutto, affetta da vizi giuridici o articolata in espressioni o argomenti inconciliabili o incomprensibili.

E diventa più difficile anche il ricorso per Cassazione.

La modifica del n. 5 dell’articolo 360 Cpc ha introdotto un giro di vite sulle facoltà di controllo della motivazione di fatto in sede di legittimità: si contano ormai sulle dita di una mano le ipotesi in cui la Suprema corte può esaminare la ricostruzione del fatto operata dai giudici del merito. È quanto emerge dalla sentenza 12928/14, pubblicata il 9 giugno dalla sezione sesta – 2 della Cassazione (presidente Mario Finocchiaro, relatore Franco De Stefano) che si innesta sulla falsariga delle Sezioni unite civili con la sentenza 8053/14.

Anomalie denunciabili. L’inammissibilità del ricorso è dichiarata dopo lo stop all’impugnazione per effetto dell’ordinanza-filtro adottata ex articolo 348 bis Cpc dalla Corte d’appello. E qui il collegio precisa che l’ordinanza ex articolo 348-ter Cpc per la sua sommarietà non risulta mai autonomamente impugnabile. Stavolta, però, la questione è più profonda perché riguarda la riformulazione del numero 5 dell’articolo 360 Cpc operata dall’articolo 54 comma 1 lettera b) del decreto legge 83/2012, che ha ulteriormente ristretto in modo sensibile il controllo sulla motivazione di fatto esercitato in sede di legittimità, che ora risulta ridotta al «minimo costituzionale»: l’anomalia che si può denunciare innanzi alla Suprema corte, dunque, è unicamente quella che si tramuta in violazione di una legge costituzionalmente rilevante e si riduce a pochi casi, dalla motivazione inesistente a quella apparente, fino all’ipotesi in cui la sentenza contiene affermazioni inconciliabili, oscure oppure obiettivamente incomprensibili. È esclusa invece ogni rilevanza del difetto di sufficienza.

Spiegazioni chiare. Le conseguenze non sono trascurabili: la ricostruzione del fatto operata dai giudici del merito risulta ormai sindacabile in sede di legittimità soltanto quando la motivazione al riguardo sia viziata da vizi giuridici, oppure se manchi del tutto, ovvero ancora se sia articolata su espressioni o argomenti tra loro inconciliabili in modo manifesto o immediato; idem vale quando il senso lascia forti dubbi o addirittura non si riesce a capire. Nella specie il giudice di prime cure spiega con chiarezza perché bisogna escludere il nesso di causalità fra il tombino sporgente e l’incidente al centauro escludendo la responsabilità del Comune. Inutile eccepire il travisamento di una deposizione in ordine alla stato di illuminazione o meno del tratto di strada. Né vale porre la questione se la vittima del sinistro potesse avvedersi del coperchio che spunta: in tal modo si perviene comunque a un giudizio sul complesso dei fatti, che non risulta affetto da quegli specifici vizi che sono i deducibili di fronte al giudice di legittimità.

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