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Il giudice fissa l’imposta evasa

di Benedetto Santacroce

Il reato di omessa presentazione della dichiarazione Iva previsto all'articolo 5 del decreto legislativo 74/2000 si determina anche se sono state emesse solo fatture per operazioni inesistenti, in quanto in base all'articolo 21, comma 7 del Dpr 633/72 l'imposta è sempre dovuta.

Inoltre, nella specifica fattispecie di reato, l'imposta evasa, in assenza di contabilità, deve essere determinata dal giudice quale differenza tra le fatture emesse e l'imposta detraibile relativa alle operazioni passive effettivamente documentate.

Questi due importanti principi sono stati ripresi dalla Cassazione nella sentenza 35858/2011 depositata ieri che ha respinto il ricorso presentato dagli imputati che contestavano la ricostruzione dell'imposta evasa che si basava solo sul fatturato della società composto solo da fatture emesse per operazioni inesistenti. In effetti, nel caso di specie, non era stato possibile determinare l'Iva detraibile per l'assenza della relativa documentazione.

La vicenda aveva avuto alterni esiti nei gradi di merito. In particolare, il tribunale aveva assolto gli imputati ritenendo, in assenza di una contabilità di supporto, impossibile determinare l'imposta evasa. Imposta che era stata calcolata sul presupposto che il reddito imponibile fosse uguale al fatturato senza procedere a una quantificazione dei costi necessari all'acquisto dei mezzi di produzione strumentali alla realizzazione del fatturato stesso.

La Corte d'appello riformava la sentenza di primo grado confutando che l'imposta evasa non era stata determinata in modo induttivo su indici presuntivi e automatici, ma era stata calcolata solo in base ai ricavi perché solo di essi vi era la documentazione.

La Corte, condividendo la posizione della Corte d'appello, condanna gli imputati. Nella sentenza si sostiene che la tesi del tribunale di considerare, in assenza di una contabilità, impossibile determinare l'imposta evasa finirebbe per risolversi in un vantaggio per la ditta oggetto di verifica i cui titolari non potrebbero mai essere perseguiti penalmente per il reato in questione non potendosi provare il superamento della soglia di punibilità. La Cassazione, inoltre, riprendendo il principio che spetta sempre al giudice penale determinare l'ammontare dell'imposta evasa procedendo d'ufficio ai necessari accertamenti, afferma che tali accertamenti devono essere realizzati sulla base degli elementi documentali o sulla base di presunzioni di fatto che facciano ritenere che a fronte di ricavi l'impresa abbia concretamente sostenuto dei costi. Nel caso di specie, non esistendo secondo i giudici di appello, elementi tali da dimostrare che l'azienda aveva sostenuto dei costi l'imposta evasa è da ritenersi pari alle fatture emesse.

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