Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il giudice «blinda» il preconcordato

Imporre ai debitori di mettere nero su bianco – fin da subito – la lista dei creditori e degli importi dovuti. Nominare un commissario giudiziale con il compito di smascherare le frodi. E rendere obbligatorie le informazioni sulla situazione finanziaria dell’impresa e sui passi fatti per mettere a punto la proposta e il piano. È giocando queste carte che il decreto “del fare” varato dal Governo cerca di vigilare sul concordato “in bianco” e, così, correggerne i possibili esiti distorti.
La procedura introdotta dal Dl 83/2012 – e operativa dall’11 settembre dell’anno scorso – tende una mano alle società in crisi, consentendo ai debitori di ottenere la protezione dalle azioni esecutive con la sola presentazione della richiesta di concordato. Una domanda “in bianco”, per l’appunto. Mentre la proposta, il piano e la documentazione possono essere depositati entro un termine fissato dal giudice e compreso tra 60 e 120 giorni (60 giorni secchi, se pende un procedimento per fallimento), prorogabile di altri 60.
Il risultato? Le domande di concordato si sono subito impennate dopo l’entrata in vigore della procedura prevista dal Dl 83. Ma il boom di richieste è lo specchio di un successo a metà: in base ai dati forniti dai maggiori tribunali italiani (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Bologna e Firenze), tra le istanze presentate, solo il 15% ha finito per aprire davvero una procedura di concordato. Quasi il 20% è invece sfociato in un fallimento, mentre il destino più comune (per il 36%) è stata la dichiarazione di inammissibilità o di improcedibilità.
Il bilancio dei primi mesi di vita del concordato preventivo “in bianco” fotografa così il problema a più riprese denunciato anche da Abi e Confindustria e che il decreto “del fare” ora intende tamponare: sovente la richiesta “in bianco” viene depositata da debitori già arrivati al capolinea per prendere tempo ed è destinata a finire in un vicolo cieco.
«La maggior parte delle domande in bianco – afferma Filippo Lamanna, presidente della sezione fallimentare del tribunale di Milano – ha esito negativo. Da noi circa il 30% delle domande approda a una procedura di concordato: alcune non le facciamo partire perché mancano i presupposti, altre si chiudono perché, allo scadere del termine, non viene presentata la documentazione e molte sfociano in fallimenti, spesso su istanza dello stesso debitore».
Sovente – come risulta alla sezione fallimentare del tribunale di Roma – le richieste vengono depositate da società per cui sono già state presentate (o stanno per arrivare) istanze di fallimento: si tratta di imprenditori, quindi, per cui la crisi non è agli inizi, ma è già esplosa. In questa situazione, la domanda di concordato non serve all’impresa per ripartire. Piuttosto, diventa uno strumento per ritardare il default, a danno dei creditori.
È una questione dal cuore economico, sottolinea Vincenzo Basoli, presidente della sezione fallimentare del tribunale di Genova, che chiarisce: «Lo stand-by offerto dal concordato è positivo se il tempo serve per trovare i mezzi per sostenere la ripresa».
Saranno sufficienti gli interventi del decreto “del fare” a correggere le storture della domanda “in bianco”? Chi non esita a dare una risposta positiva è Luciano Panzani, presidente del tribunale di Torino: «Dare la possibilità ai giudici di anticipare la nomina del commissario giudiziale, incaricato di vigilare sulla procedura, al momento della presentazione della domanda permette di contrastare gli abusi». In ogni caso, non è così diffuso, secondo Panzani, il fenomeno dei furbetti del concordato: «L’aumento delle domande è effetto della crisi prima che della nuova procedura. Inoltre, dalla riforma del 2005, l’obiettivo è stato di far emergere il prima possibile in tribunale la situazione di difficoltà, evitando i tentativi di trovare una soluzione fuori dalle aule di giustizia: il boom dei concordati significa anche che la crisi viene affrontata prima». E anche se «può darsi – ammette Panzani – che ci sia un momento iniziale di euforia per le domande “in bianco”, è destinato a finire con le prime imputazioni per bancarotta fraudolenta».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L'acquisto della banca senese potrebbe permettere al gruppo milanese di ridurre la distanza dal lead...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni l’attenzione dei commentatori politici è stata focalizzata sulle modalità di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo Conte bis è entrato in crisi proprio quando alcuni dossier economici di capitale importa...

Oggi sulla stampa