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Il giorno del Jobs act, ma rinvio sul Fisco

«Sei soddisfatto? No, avrei voluto correre molto di più ma sono certo che l’Italia si è rimessa in moto». E questo anche «grazie al sentimento di fiducia sulle riforme e alla convinzione che le cose si fanno». La sera prima del Consiglio dei ministri che esaminerà diversi provvedimenti di peso di economia e a pochi giorni dal suo primo «compleanno» come presidente del Consiglio, Matteo Renzi fa il punto della situazione a Virus , su Raidue. 
Dice il premier che il suo «obiettivo è ridurre ancora di più le tasse». Ma non si sbilancia sull’Imu per la prima casa, quando gli chiedono se intende abolirla o anche solo ridurla: «Noi possiamo fare promesse quando siamo certi di poterle mantenere. Non sono ancora in grado di prendere un impegno con tempi certi sul tema della tassazione sulla casa». Renzi definisce un «errore politico clamoroso, colpa mia», il modo in cui il governo ha trattato le partite Iva «perché abbiamo messo più soldi sugli autonomi ma ci siamo fatti prendere in giro». E rivela che il primo a suggerirgli il decreto sulle banche popolari, sul quale non ha parlato di mettere la fiducia, è stato Andrea Guerra, consulente del governo ed ex manager di Luxottica. L’ipotesi di una tassa sul contante la definisce una «idiozia galattica, dopo c’è solo la tassa sul macinato» e dice che il governo «incentiverà l’uso delle carte di credito e del contante, anche in vista di un’imminente direttiva europea». Poi, però, aggiunge che nel lungo periodo si potrà alzare il limite all’utilizzo del contante: «Quando avremo sistemato la fatturazione elettronica potremo riportare a livello europeo, 3 mila euro anziché mille, il limite del contante».
Il premier non entra nel dettaglio sul Jobs act . Il nodo sui licenziamenti collettivi sarà sciolto solo oggi, nella riunione di Palazzo Chigi. Il decreto attuativo approvato alla vigilia di Natale faceva ricadere anche questa categoria nelle nuove regole del Jobs act (indennizzo economico anziché reintegro nel posto di lavoro). Ma le due commissioni parlamentari di Camera e Senato chiedono di tagliarli fuori dalla riforma e la scelta finale è ancora in bilico, anche se dopo le aperture dei giorni scorsi il governo sembra intenzionato a non modificare il testo. Sempre nei decreti attuativi si prevede che scatti subito lo stop ai co.co.pro, i contratti a progetto. Tra un anno partirà la transizione delle collaborazioni esistenti. Saranno assunti con il nuovo contratto a tutele crescenti quei precari il cui carattere autonomo è fittizio, e cioè quando il rapporto è strutturalmente organizzato e l’opera è prestata a titolo personale. Agli altri, invece, saranno estesi diritti oggi riservati ai dipendenti, come maternità e malattia, con l’aggiunta della certezza nei tempi di pagamento. Ma solo se rispetteranno tre requisiti: guadagnare meno di 1.500 euro netti al mese, avere un contratto che dura più di un anno e prendere dallo stesso datore di lavoro almeno tre quarti del reddito.
Quanto ai nuovi ammortizzatori sociali, Naspi e Asdi, se i fondi non saranno sufficienti non scatterà nessuna clausola di salvaguardia, come l’aumento delle accise e, diversamente da quanto ipotizzato in un primo tempo, non saranno tagliate le prestazioni. Il governo ha deciso che se necessario si tornerà in Aula per correggere le coperture. Ancora da sciogliere diversi nodi sul disegno di legge per la concorrenza che, non viaggiando per decreto, avrà tempi lunghi e anche incerti. Confermata l’intenzione di evitare il passaggio dal notaio per alcuni atti societari e per i passaggi di proprietà di piccoli immobili, come garage e cantine.
Sul fronte Pubblica amministrazione, il ministro Marianna Madia ha firmato la circolare che sopprime il trattenimento in servizio, che permetteva di restare al lavoro dopo due anni dal compimento dell’età pensionabile. La circolare specifica anche eccezioni e deroghe previste, in particolare per avvocati e procuratori dello Stato, dirigenti medici, docenti universitari, magistrati.
Novità anche per gli avvocati con la possibilità che le società di capitali entrino negli studi professionali. Ancora scontro aperto sulla liberalizzazione nella vendita dei medicinali di «fascia C» e sull’aumento delle farmacie. Qualche dubbio sul capitolo bollette, con la graduale uscita dal regime di maggior tutela che però vede contrarie le associazioni dei consumatori. Non saranno sul tavolo di Palazzo Chigi, invece, i decreti attuativi della delega fiscale, la cui scadenza è stata peraltro prorogata.
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